Dopo l’incendio, una riflessione sugli alloggi popolari e i loro inquilini indifesi

Milano

Milano 4 Marzo – Le cronache delle ultime settimane hanno raccontato i diversi incendi divampati in appartamenti della città. Non tutti dalle conseguenze tragiche come quello di Quarto Oggiaro, in cui ha perso la vita il giovanissimo Haitam, ma quel dramma ha rievocato l’orrore della torre Grenfell di Londra. Sebbene ciascun caso faccia storia a sé — perché le cause ipotizzate sono diverse — fa un certo effetto una sequenza simile negli appartamenti di una città come Milano. Se poi nello stesso periodo si scopre che in città ci sono circa 200 alloggi Aler e quasi 15o di Mm per i quali è scaduta la certificazione antincendio, allora diventa legittimo porsi qualche interrogativo. Qual è, a Milano, lo stato di salute dell’edilizia residenziale e di quella popolare in particolare? Quei numeri sono la spia di una fragilità diffusa? Di sicuro la manutenzione costa: per mettersi in pari con la certificazione per esempio, la sola Aler dovrebbe spendere 3o milioni. Una cifra pesante, accumulata nell’arco di decenni. Ma considerando l’età di molti caseggiati popolari c’è da aspettarsi che siano molte le situazioni che richiedono interventi importanti. Uno scenario che si scontra con l’endemica carenza di risorse. Non ci sono soldi, quindi non si fanno le manutenzioni, i gestori chiedono alleggerimenti normativi per interventi più rapidi, ma intanto gli edifici invecchiano e servirebbero più soldi per gli interventi. E in questo paradosso abitano centinaia di migliaia di famiglie.

Giampiero Rossi (Corriere)

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