Repubblica ed i nazisti dell’Illinois

Attualità

Davvero, il giornalismo Italiano non toccherà mai il fondo. Ogni volta che ci va vicino, infatti, qualcuno si prende la briga di scavare. Stavolta tocca al giornale di Scalfari. Il pezzo da Pulitzer è il seguente:

Quattro “K” a disegnare una specie di svastica, dentro un cerchio crociato bianco e nero su sfondo verde. Mentre sul palco Matteo Salvini giurava con il rosario in mano sul Vangelo e sulla Costituzione, mentre mandava baci alla Madonnina e citava Pertini e Pasolini, tra la folla in piazza Duomo, in mezzo alle bandiere bianche e blu di “Noi con Salvini” e Salvini premier”, ne sventolava anche una decisamente poco in linea con l’immagine cattobuonista sfoggiata ieri dal leader leghista: è la bandiera del Kekistan, uno stato immaginario, bandiera usata dai gruppi neonazisti  e suprematisti negli Stati Uniti e molto popolare sui social media.

Ma che diamine è il Kekistan? È un’idea geniale utilizzata come forma di autodifesa dal politicamente corretto. Nato come una presa in giro su 4chan, è stato trasformato da uno degli youtuber di destra più bravi del mondo Anglosassone, in un’arma. Sargon of Akkad, infatti, stufo di dover combattere con i deliri di oppressione della sinistra internazionalista e diretti contro chiunque osasse difendere il diritto di parola, si è inventato uno stato immaginario dove chi parlava liberamente di temi controversi, tipo immigrazione, femminismo e gender, era perseguitato attraverso immagini (meme) e post aggressivi (shiposting). Questo stato immaginario rispettava le norme Inglesi sulle etnie, quindi tutti quelli che volevano continuare in pace a fare black humour non avrebbero rischiato la galera. Sì, signori, la galera. In Inghilterra si rischia sul serio, se si vuol difendere la propria idea.

In sostanza, scusandomi per i tecnicismi, il Kekistan è l’ultima propaggine di quel movimento assurdo, dadaista, fondamentalmente apartitico che ha condotto Trump alla vittoria, fregandosene di lui e dei Repubblicani, ma combattendo con orgoglio e tenacia il pensiero unico della sinistra buonista. Sui migranti, sul gender, sui trans, sull’antifascismo militante. Nato sui social si è diffuso in tutta la rete ed è approdato nella realtà con le bandiere del Kekistan. E Sabato era in piazza Duomo, a dimostrazione che i mali di oltre oceano non ci sono affatto estranei. Ed a ragione, se teniamo conto della reazione isterica di Repubblica. Ovviamente, se ci fosse bisogno di dirlo, non ha nulla a che vedere con la destra neonazista Usa. Che, peraltro, odia Sargon con trasporto e passione. Così come ha odiato Milo Yanopoulos, ebreo, gay e fidanzato un ragazzo di colore, e bandiera del conservatorismo libertario che lancia l’assalto ai campus politicamente corretti.

Insomma, i radical chic nostrani danno la caccia ai nazisti dell’Illinois nel post sbagliato. Se vogliono davvero dei delinquenti che vogliono imporre una dittatura che uccida chi dissente vadano in un centro sociale occupato. Sempre che ne siano mai usciti, ovviamente.

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