“Così ci uccidono”, l’ira degli ambulanti. Parte dalla Lombardia lo stato di agitazione

Milano

Palazzo Chigi ha ritoccato la direttiva Bolkestein, mettendo in difficoltà 190mila piccole imprese

Milano 26 Febbraio – Come mettere in difficoltà 190mila piccole imprese, a rischio il lavoro di oltre 440mila addetti (tra diretti e indotto), e assestare un colpo micidiale al giro d’affari (oltre 22 miliardi), che il mondo del commercio ambulante garantisce all’economia italiana.

E’ scattata proprio ieri l’ennesima protesta dei dirigenti della Fiva Confcommercio stufi di promesse e interventi tampone che hanno solo complicato l’applicazione pratica in Italia di una normativa partorita dagli euroburocrati di Bruxelles quasi 20 anni. La tolleranza per l’applicazione “creativa” della Bolkestein è ormai ai livelli di guardia. Ieri si sono riuniti alla Fiera di Milano i dirigenti della Fiva per avvisare tutti gli schieramenti – alle porte di una tornata elettorale quanto delicata – che la misura è colma. Lo storico presidente della Federazione dei venditori ambulanti su aree pubbliche, Giacomo Errico (nella foto), è un fiume in piena. Ha già preso carta e penna per lamentarsi ufficialmente con il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. ll monito – indirizzato soprattutto alla prossima maggioranza che uscirà dalle urne – è che gli interventi introdotti nell’ultima legge di Bilancio sulla direttiva Bolkestein rischiano di mandare all’aria centinaia di migliaia di imprese. Di mettere sul lastrico intere famiglie che «con il giro dei mercati creano lavoro, ricchezza e opportunità di crescita per il Paese. Secondo “loro”, spiega esasperato il presidente Errico, ora se «vuoi fare l’ambulante», il governo chiede di conoscere «il reddito familiare e se la tua attività d’impresa non è l’unica, o la prevalente fonte di reddito per la tua famiglia, o se produce un reddito inferiore a quello di tua moglie che magari ha un bar vai «a gara per la licenza». E ancora: «Nel caso in cui tu voglia affittare l’impresa, dal 1 gennaio 2019 al 31 dicembre 2020, la dovrai condurre direttamente, altrimenti sarai costretto ad andare a gara». E se per caso «vuoi espandere la tua attività e comprare altri “giri” di mercato, ti sarà impossibile perché è stato deciso che non potrai avere più di un certo numero di posteggi sia sullo stesso mercato che in mercati diversi». Insomma, altro che libera iniziativa imprenditoriale. Errico parla di un «drammatico passo indietro» al quale porre «rimedio», cancellando con un decreto le disposizioni introdotte «con la proroga della Direttiva del 2000». Come dire: no alla «ridiscussione dell’intesa Stato Regioni per l’assegnazione delle licenze». E punta il dito contro lo «scellerato comma 1181». Comma della finanziaria che stravolge le certezze definite faticosamente dalla Conferenza Stato-Regioni e dalle normative regionali. (…)

I «nostri futuri rappresentanti politici», ammonisce il presidente della Fiva, dovrebbero «rendersi conto che sono a rischio 190mila imprese, 22mila solo in Lombardia. Siamo arrabbiati». ammette Errico, «ma oltre alla rabbia vogliamo essere propositivi: il prossimo Parlamento corregga gli errori fatti e approvi norme che, finalmente sostengano le nostre imprese. Vanno restituite le competenze alle Regioni e contrastato seriamente l’abusivismo». Più chiaro di così…

Antonio Castro (Libero)

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