Sala ed il cinico classismo da radical chic

Milano

Immaginate la scena: Galleria Vittorio Emmanuele. Locale di altissimo lusso. Ai muri, carta da parati dipinta a mano. In giro l’onnipresente luccichio dell’oro e dell’ottone. L’atmosfera felpata. Le battute innocue da oratorio di alta classe di Fazio di sottofondo. Ai fornelli, forse, Cracco. Più probabilmente una brigata di aiuti cuoco che sognano le stelle. Michelin. Quelle cui lui ha rinunciato per aprire questo posto nel cuore di Milano. In ogni caso, fuori dall’inferno caldo, umido e sotto costante pressione delle cucine c’è la Milano che piace alla gente che piace. E tra loro, mezza spanna sopra tutti, si muove ineffabile Beppe. Per qualche ora le indagini, le polemiche e la sconfitta che si avvicina il 4 Marzo non lo toccano. Sorride, Sala. Sorride e spiega che Milano è quella roba là: lo scintillio dei cristalli, l’abbacinante giallo che scaldano la giornata gelida fuori. E poi esce con una frase destinata a fare strada. Riporto il virgolettato del Sindaco:

La Galleria è il luogo migliore. Chi vive a Milano da tanti anni ricorda che la Galleria non ha avuto momenti così brillanti. È sempre stata il barometro della città.

Certo, va tutto bene madama la marchesa. La galleria è un gioiello, quindi tutta la città sta bene. È bello perché davvero, Beppe pare non avere idea di cosa parli. Immediatamente fuori dal grande arco, su piazza Duomo iniziano i bivacchi dei clochard. I questuanti. I jersey di cemento per proteggerci dagli attentati. L’esercito schierato a proteggere il fortino. E poi l’infinita distesa delle periferie proprio là, appena finita la linea Rossa a Loreto a Nord, o qualche fermata di gialla, da Maciachini. Ecco, se la Galleria sta bene, per il nostro Sindaco anche il restante 90% della città è felice. No, caro Beppe, no. Tu puoi anche proteggere la città proibita per garantire gli affari di Cracco, cosa giusta eh. Il cuoco paga 1 milione l’anno di affitto, ci mancherebbe anche che non operasse in condizioni di massima sicurezza. Ma, almeno, abbiate la decenza di non raccontarci che Gratosoglio è sicuro perché avete tirato a lucido i marmi del salotto buono della città. Ormai manca solo l’arpa di sottofondo e la nomina di un cavallo in giunta, poi abbiamo raggiunto l’apice dell’autoreferenzialità. Certo Milano, ancora, non brucia, ma l’onda di risentimento monta, meno che altrove, è vero, ma monta comunque. E queste frasi sono fiammiferi incurantemente gettati su laghi di benzina. La maggior parte non provoca danni. Ma prima o poi uno intercetterà i vapori, ed a quel punto nessuno si stupisca del botto.

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