Un Festival un po’ vintage: Fiorello, mattatore della serata

Cultura e spettacolo

Milano 7 Febbraio – Un Festival un po’vintage, con una scenografia futuribile

Un Fiorello al cubo. Elegantissimo, eclettico, un’esplosione di colori, d’improvvisazione, di padronanza. Apre il Festival senza filtri, canta, dice battute, gioca con il pubblico. E coinvolge come un mattatore di razza. Chapeau. Il duetto con Baglioni, ironico, semplicemente strepitoso.

Conduzione professionale, ineccepibile. Michelle Hunziker, elegantissima in Armani, sorride, dà i tempi, improvvisa, sta allo scherzo. Favino è un ottimo attore, ma non è Fiorello

La serata, comunque è attraversata dall’ironia: divertenti le gag, anche se un po’ scontate

Annalisa, IL MONDO PRIMA DI TE canzone solare, voce duttile, limpida

Ron, e arriva l’emozione, quella vera. ALMENO PENSAMI inedita di Lucio Dalla canta i pensieri più segreti e i suoni sussurrano.

THe Kolors, FRIDA:la musica ossessiva delle tastiere e dinamismo.

Max Gazzé, LA LEGGENDA DI CRISTALDA E PIZZOMUNNO melodica, senza sorprese. Ma inadatta al cantante. E’ anche una gara.

Bungaro, Pacifico & Ornella Vanoni: IMPARARE AD AMARSI. Testo poetico, intenso, con la voce suggestiva della grande Ornella, una regina vestita di bianco.

Ermal Meta e Fabrizio Moro: NON MI AVETE FATTO NIENTE un pezzo coraggioso, un po’ monotono, impegnativo.

Mario Biondi, RIVEDERTI. Non convince, ma la voce ha il colore dell’intensità.

Fogli & Facchinetti: IL SEGRETO DEL TEMPO. Dovrebbero avere il pudore di fare i nonni. E basta.

Lo Stato Sociale, UNA VITA IN VACANZA. La goliardia non si identifica con la bellezza. Dilettanti.

Noemi, NON SMETTERE MAI DI CERCARMI. Forse un errore portare al Festival una canzone che non è nelle sue corde.

I Decibel LETTERA DEL DUCA. La classe della scrittura musicale di Ruggeri non si smentisce.

Elio e le Storie Tese ARRIVEDORCI. Manca lo sberleffo, l’unghiata, il guizzo d’intelligenza.

Caccamo, ETERNO. Da riascoltare, ma crea atmosfera.

Red Canzian, OGNUNO HA IL SUO RACCONTO. Un racconto che prima o poi ha una fine. Comunque gradevole.

Luca Barbarossa, PASSAME ER SALE Musica folk gradevole, manca la grazia di un’autentica canzone popolare

Diodato e Roy Paci, ADESSO. Un brano che si impone, non banale.

Nina Zilli, SENZA APPARTENERE. Impacciata in una canzone che non emoziona

Renzo Rubino, CUSTODIRE. Vien da dire: perché Rubino? Eppure sei un bravo musicista.

Avitabile & Servillo, IL CORAGGIO DI OGNI GIORNO. Un testo forte per due musicisti di gran classe.

Le Vibrazioni, COSI’ SBAGLIATO. Rimpiango le Vibrazioni di un tempo.

Claudio Baglioni? Un padrone di casa elegantemente presente.

Le promesse? Mantenute in parte.

Non condivido la classifica demoscopica. Insopportabile i Decibel nell’ultima fascia.

E poi…c’è la canzone di Marinella con una stupenda Mina, ma non fa parte del Festival: è pubblicità.

Olga Molinari

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