L’onore di un camionista

Milano

Gli ultimi due giorni sono stati un incubo per i lavoratori Milanesi. Ma in tanta disperazione ed in tanto lavoro, alcuni atti risplendono più forti, come le stelle nelle notti senza Luna. In breve la vicenda, come riportata da Repubblica:

Con il suo mezzo ha fatto da scudo a un automobilista che era rimasto bloccato, con la macchina in panne, nella corsia di sorpasso della tangenziale est di Milano, dopo essere andato a sbattere contro il guard-rail.

La lodevole azione del camionista è servita, visto che a poca distanza arrivava un altro tir il cui autista si è accorto tardi dei due mezzi fermi in mezzo alla strada e ha travolto prima il mezzo pesante, poi anche la macchina, una Fiat 500. L’automobilista è rimasto ferito in modo grave.

L’incidente è avvenuto poco prima di mezzanotte e mezza all’altezza dello svincolo per Cascina Gobba, in direzione Sud. L’automobilista era andato a sbattere da solo, per ragioni che ancora non sono state chiarite. Il camionista che arrivava alle sue spalle ha fermato il mezzo vicino alla vettura con le quattro frecce.

Poco sappiamo della vicenda in sé, nulla del camionista. Ma alcuni dettagli potrebbero sfuggire. Il primo è che, un tamponamento del genere, pur con l’assicurazione, è un mezzo disastro per il camionista. Ormai un grandissimo numero di loro, infatti, è un padroncino. Il tempo della riparazione è tempo non lavorato e fuori dal giro. Potrebbe perdere clienti. Potrebbe restare tagliato fuori. E lo sapeva perfettamente, quando si è fermato. Inoltre, chiunque viva la strada lo sa, atti del genere possono portare alla morte. Il Tir che li ha travolti poteva falciarlo. Non è successo ed è stata una fortuna. Ma poteva tranquillamente capitare. Inoltre era buio. Era tardi. Il guidatore avrà sicuramente voluto tornare a casa o finire la consegna. Posso scommettere fosse stanco morto, perché questi non son lavori con orario d’ufficio. Eppure ha deciso di fermarsi lo stesso. Ha rischiato la vita, il lavoro, la salute ed i soldi. Per chi? Per uno sconosciuto. Perché? Per l’onore di un’intera categoria, che in questi anni ha subito di tutto. In un paese civile ne avreste letto paginate ovunque. Storie si racconterebbero su di lui. Ci assicureremmo che i nostri figli sapessero di un gesto del genere. Invece stiamo ancora discutendo dell’esistenza o meno della razza bianca. Ed oggi non possiamo rendere onore a questo camionista perché, di tutti i dettagli forniti, manca il nome dell’eroe. Questo dovrebbe farci riflettere su molte cose, in primis su cosa siamo diventati.

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