Dovremmo aprire gli occhi sul racket dei poveri

Questa vicenda parte da Linate, ma arriva, inevitabilmente a Milano. La prima parte ce la racconta Repubblica:

“Dai 10 ai 50 euro per un posto letto al chiuso, 20 euro per avere una coperta. E’ il tariffario che i tre taglieggiatori applicavano ai clochard che cercavano riparo a Linate nei mesi più freddi. Ora due persone sono state arrestate dalla polizia proprio per avere estorto, a gennaio 2017, denaro ai senzatetto, approfittando della loro condizione di indigenza. Mentre un terzo è ancora ricercato.
Si tratta di tre bulgari, nei confronti dei quali la squadra Mobile aveva avviato una indagine da febbraio 2017, avvalendosi di intercettazioni e audizioni di parecchi cittadini senza fissa dimora e dopo le segnalazioni di fine gennaio da parte di una trasmissione televisiva. A fine febbraio gli agenti hanno eseguito il fermo di polizia giudiziaria nei confronti di una delle tre persone indagate, S.D., cittadina bulgara di 26 anni, con precedenti per lesioni, ingiurie e resistenza a pubblico ufficiale.”

La seconda la dobbiamo ricostruire. A Sinistra l’idea è che i poveri siano una realtà granulare di disperati che vanno aiutati uno per uno. Io invece credo, molto più modestamente, che siano esseri umani come tutti noi e quindi tendano ad organizzarsi. E non necessariamente in base al proprio reddito, ma alle proprie esigenze. E nel mondo dei senza casa, le esigenze primarie sono quelle più basilari: caldo, cibo, sicurezza. Siccome la nostra società non gliene fornisce abbastanza, ci si organizza per averne di più. E queste cose si pagano. Per far pagare la gente queste organizzazioni tendono ad usare il modo più antico del mondo: la violenza. Ed è qui che noi le vediamo. Quello che non vediamo è la complessa rete di rapporti che nel mondo sotterraneo regola una vita difficile ma, nondimeno, sociale. Come ci si spartiscono i territori. Come si gestiscono le personalità problematiche. Come si risolvono i conflitti, in un mondo al di fuori della società. Per scelta, per necessità. E che rifiuta una grossa parte di aiuti, perché il costo sarebbe reintegrarsi in un mondo che ci si è lasciati alle spalle. Che fare, quindi? Lasciarli il più possibile a se stessi, punendo la violenza ovunque si manifesti e lasciando per il resto che la loro libertà si manifesti. Almeno questo, glielo dobbiamo.

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Luca Rampazzo

Autore: Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

Un pensiero riguardo “Dovremmo aprire gli occhi sul racket dei poveri

  • 10 gennaio 2018 in 14:47
    Permalink

    Non dovemmo aprire gli occhi anche su tutta quella miriade di africani giovani maschi nullafacenti che in giro per tutta la città chiedono l’elemosina davanti ai negozi. Recentemente, ho notato che iniziano a chiedere elemosina anche giovani ragazze africane. Nessuno nelle istituzioni si pone la comanda di cosa ci sia dietro a tutti questi mendicanti che, tra l’altro, in buona parte, arrivano da altre province lombarde la mattina e nel pomeriggio rincasano………. E’ forse chiedere troppo.

    Risposta

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