2 pesi 2 misure e la condanna che non arriva

Fabrizio c'è Milano
Milano 7 Gennaio – Il 9 Dicembre in Piazza Cavour nel corso di una manifestazione filopalestinese centinaia di persone hanno intonato il coro “khaibar khaibar o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà”. Uno slogan che non solo ricordava un antico massacro di ebrei ma costituiva un invito a ripeterlo. Dopo qualche giorno il giornalista Giulio Meotti ha diffuso il video e l’audio delle frasi palesemente antisemite. C’e voluto qualche giorno perché si attivassero le denunce del caso e la flebile condanna politica del sindaco Sala che, col solito equilibrismo, ha definito l’atto “fascista”( che c’entra?! ).
L’episodio ha suscitato un centesimo dell’attenzione mediatica riservata al blitz degli skinheads a Como. Ma il fatto è veramente grave e meriterebbe condanne più sentite e diffuse.
Nessuno mette in dubbio la possibilità di criticare le decisioni del governo israeliano.  Però non si può impunemente invocare la strage di tutti gli ebrei o la distruzione di Israele perché questo è antisemitismo puro.
Allora perché suscita meno indignazione? Perché a teorizzarlo sono stati gruppi filopalestinesi legati alla sinistra radicale e alle comunità musulmane presenti in Italia.
Accettando questo antisemitismo strisciante succederà come in Francia. Nella patria dell’illuminismo e dello stato laico infatti molte famiglie ebree hanno preferito emigrare perché l’aria si stava facendo pesante. Anche se alcune scritte comparse a San Siro fanno preoccupare, la Milano civile e aperta deve rifiutare questa deriva.
Per questo non solo bisogna denunciare questi cori. Bisogna pure esigere una loro condanna da parte di quelle associazioni culturali e religiose islamiche che in nome della libertà di culto chiedono di erigere moschee. Deve essere chiaro a tutti che integrazione significa non voler far strage di chi ha una religione diversa.

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