Da Vigile del Fuoco a creatore di Sogni: l’incredibile storia di un creatore di giochi

La storia di Danilo Sabia forse non è unica nel suo genere, magari è addirittura paradigmatica, ma è anche il modo migliore per iniziare una serie di articoli sui creatori di giochi del nostro paese. Quando si parla di “gioco in scatola” la maggior parte della gente, purtroppo, pensa a qualcosa a metà tra il gioco dell’oca e Monopoli. E sbaglia. Nel mondo questa nicchia di mercato è enorme. È come una caverna, noi, dall’Italia ne vediamo solo una piccola entrata, ma dentro c’è un mondo, ricco di Tesori, anche se negli ultimi anni anche qui si sta diffondendo la cultura del gioco in scatola.

Partiamo dall’inizio, come nasce la tua passione Danilo?

Fin da bambino mi divertivo ad inventare giochi. Alle feste, ai Capodanni, io ne portavo uno sempre nuovo. Però finiva tutto là. Durava il tempo di una sera, poi si passava a quello successivo. Finché non ho pensato che potesse diventare qualcosa di più. Così ho cominciato a frequentare la IDEAG di Torino dove, ogni anno, si incontrano creatori di giochi ed editori.

Successo al primo colpo?

Quasi, al terzo anno una mia idea è stata presa.

Beh non è da tutti, ed è di questa che ci parlerai oggi?

No, no, spero presto, ma non oggi. Wendake,(il nome con cui la tribù degli Wyandot, noti come Uroni, chiamava il territorio dove viveva) il mio primo gioco uscito, è nato dopo. In seguito a quella prima idea. Che non ha ancora visto la luce, ma è la madre di Wendake. Ha introdotto l’ambientazione,tradizioni e vita quotidiana dei Nativi dei Grandi Laghi durante la guerra dei 7 anni tra Francia e Inghilterra, 1756-1763, prima della nascita degli Stati Uniti. Ma mancava il meccanismo ludico innovativo che rende Wendake unico.

Prima di parlarne, una curiosità, produrre giochi è un lavoro per te?

No, no, io sono un Vigile del Fuoco. È, unicamente un hobby. Ma è come passare dal calcetto alla Serie D. non sei un campione, ma hai già fatto il salto di qualità.

Allora passiamo a Wendake, cosa lo rende unico?

Intanto diciamo cos’è: è un gioco gestionale su sette turni. A renderlo unico è come si realizzano le azioni: tutto viene deciso da una plancia, su cui si dispongono 9 tessere 3×3. Le 3 azioni realizzabili ad ogni turno devo formare un tris. Poi a fine turno, tutte le tessere scalano verso il basso,  delle 3 che fuoriescono se ne promuove una e si rimettono sulla riga in alto. Così si devono creare strategie di lungo termine, per poter fare esattamente ciò che si pianifica.

Interessante! E chi vince?

Ci sono 4 tracciati divisi in 2 coppie: per ogni coppia di tracciati, ottenete i punti dal valore inferiore.

Non un meccanismo molto comune. Come è stato recepito dal mercato?

Direi ottimamente, è stato finanziato su Kickstarter con successo, è stato presentato ad Essen e Lucca, poi a Milano, nella Essen d’Italia. Insomma, ci aspettiamo grandi cose per il lancio.

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Luca Rampazzo

Autore: Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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