E’ allarme nero? Sono più i nostalgici delle Br che del fascio

Le scritte che inneggiano ai terroristi rossi spuntano dappertutto. Ma viene cancellata soltanto quella sul Duce

Milano 7 Dicembre – Una scritta «Duce a noi» fa suonare l’allarme nero, fa gridare al pericolo di un ritorno al Ventennio, fa scattare addirittura una mobilitazione per dire no a fascismi, nazismi e razzismi, mentre decine di poster che inneggiano alle Brigate Rosse possono essere tollerati? Certo che si, nella Milano di Beppe Sala, il sindaco radical chic col pugno chiuso e la casa a Sankt Moritz. Nessuno, da sinistra, si è indignato per quei manifesti marchiati con la stella rossa a cinque punte che hanno tappezzato diversi quartieri della metropoli, da piazzale Loreto a Lambrate, da viale Monza a San Siro. Tutti hanno fatto finta di niente. Troppo impegnati a organizzare cortei e manifestazioni per contrastare fascisti immaginari.

Se rievocare il Ventennio con una scritta su un cavalcavia o leggere un volantino anti-invasione davanti a un’assemblea di associazioni proaccoglienza è da bollare come atto eversivo, far assaggiare «la mitraglia a questo Stato canaglia» e sostenere «i prigionieri rivoluzionari delle Brigate Rosse» sono proclami che evidentemente non contano niente per quelli che si professano democratici. Funziona così a sinistra, le cose scomode finiscono sotto un tappeto di sabbia. I cosiddetti «compagni che sbagliano» sono liberi di sbagliare, per tutti gli altri – fascisti veri o presunti – c’è la gogna. E pensare che in uno dei manifesti, tradotto anche in tedesco, c’è addirittura la foto di Diana Blefari Melazzi, la brigatista romana condannata dalla Cassazione all’ergastolo nel 2009 per l’omicidio del giuslavorista Marco Biagi. A fianco al suo ritratto, sotto la stella cerchiata con la sigla Br, una promessa che inquieta: «Nulla è finito». In un altro poster, invece, di stelle ce ne sono ben due. Rosse come il sangue del maresciallo Francesco Di Cataldo, del giudice Alessandrini, del dirigente industriale Renato Briano, o del direttore del Policlinico Luigi Marangoni, solo per citarne alcuni: tutti uccisi a Milano dai terroristi dell’estrema sinistra. Nemmeno loro meritano indignazione? La firma è quella del «Collettivo contro la repressione per il Soccorso Rosso internazionale», gente secondo cui «l’unica giustizia è quella proletaria». La cosa curiosa, poi, è che più manifesti sono comparsi dalle parti di alcuni centri sociali che da decenni ormai regnano indisturbati a Milano, coccolati dalle giunte rosso-arancioni: il T28 di via dei Transiti, la Panetteria Occupata di Lambrate e il Canfiere di via Monte Rosa. Ma anche loro, al pari dei volantini brigatisti, non meritano censura. Nonostante le occupazioni, le devastazioni e i mille soprusi. Se questi «bravi ragazzi» scendono in piazza per devastare vetrine e auto in sosta in segno di protesta contro il sistema, il giorno dopo scordatevi che qualcuno, da sinistra, chiami a raccolta associazioni e comitati vari per condannare le violenze. Perché sicuramente fa più paura una scritta che ricorda il Duce su un cavalcavia di periferia…

Ma se la sinistra non ha condannato, il centrodestra milanese compatto è andato alla carica. «Mi chiedo se i compagni che siedono a Palazzo Marino la smetteranno almeno per un giorno di dare la caccia ai pericoli fascisti ed esprimeranno una ferma condanna per questo episodio, facendo finalmente i conti con un passato da cui non hanno mai saputo prendere le distanze quanto avrebbero dovuto. Sugli autori, spero indaghi con successo la Digos, dei “compagni che sbagliano” ne abbiamo avuto a sufficienza negli anni ’70-’80 e al giorno d’oggi ci sono più che sufficienti gli errori di quelli che governano il Paese e la nostra città», ha attaccato Silvia Sardone, consigliere comunale di Forza Italia. Critico anche il leghista Massimiliano Bastoni: «Beppe Sala si ricordi bene le vittime delle Brigate Rosse mentre si fa ritrarre col pugno chiuso, lo stesso che hanno esibito nelle aule di giustizia i brigatisti chiamati a rispondere dei loro efferati crimini». Un consiglio alla sinistra, invece, l’ha dato Riccardo De Corato (Fdi): «Potrebbe trasformare la manifestazione del 9 dicembre (contro l’incursione skinhead a Como, ndr) in un corteo contro gli assassini delle Brigate Rosse. Mi aspetto che contro un’organizzazione di assassini di sinistra scatenino il putiferio e organizzino un corteo nazionale».

Massimo Sanvito (Libero)

Sotto: due manifesti inneggianti alle Brigate Rosse e alla lotta armata apparsi in questi giorni a Milano.

In basso, la scritta «Duce a noi» (che aveva coperto quella «Bella ciao») è stata prontamente coperta.

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Autore: Milano Post

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