Sala e quel pugno chiuso che ricorda un’ideologia con 100 milioni di vittime

Milano 6 Dicembre – Il bello del web è che nemmeno il re può permettersi di andare in giro senza mutande. Perché chiunque può alzarsi e gridare che «è nudo». E così nemmeno a un sindaco, fosse anche quello di Milano, è concesso di far girare impunemente una sua foto mentre insieme a un consigliere comunale del Pd alza la mano sinistra con il pugno chiuso. Perché quello è il simbolo della più nefasta ideologia che l’umanità abbia mai partorito. Un mostro a cui le stime più benevole attribuiscono 20 milioni di morti in Russia, 65 milioni in Cina, 2 in Cambogia, uno in Vietnam, un altro milione nell’Europa dell’Est e qualche altro centinaio di migliaia in altri disgraziati Paesi. Gente torturata e straziata nelle segrete del Kgb o nei gulag in cui venivano imprigionati e torturati dissidenti (anche comunisti e anche italiani), omosessuali, ebrei e semplici cittadini invisi all’intellighentia di partito. Gente schiacciata sotto i carri armati perché osava ribellarsi a un orrore a cui vanno aggiunti una politica economica e internazionale assolutamente fallimentari che hanno costretto a decenni di fame e stenti centinaia di milioni di sudditi trattati peggio che schiavi in ogni parte del mondo.

Ecco, questo è il comunismo evocato dal pugno chiuso esibito con tanto orgoglio dal sindaco Giuseppe Sala. E dal compare Carlo Monguzzi, eletto con quel Pd che sabato sfilerà a Como per condannare quegli (sciagurati, sia chiaro) skinhead che hanno letto il loro proclama contro l’immigrazione clandestina entrando nell’associazione che li aiuta e pronto a crocifiggere il carabiniere ventenne e studente universitario di Storia che aveva appeso nella sua camera la bandiera del Secondo Reich (non del Terzo hitleriano) con aquila prussiana e croce nordica.

Perché qui bisogna mettersi d’accordo e se da Hobbes in poi è chiaro che il passaggio dallo stato di natura alla società si basa sulla condivisione di un contratto fondato su norme accettate e condivise, queste stesse norme devono essere uguali per tutti. E nemmeno un sindaco può essere un cittadino più uguale degli altri. Così, se non è considerata una goliardata l’esposizione (in camera da letto peraltro) del vessillo della Marina prussiana nella Prima guerra mondiale, altrettanto seriamente va preso il pugno chiuso di un sindaco che evoca una mostruosità responsabile (è bene ripeterlo) di almeno cento milioni di morti. Prevedibile l’obiezione che verso il fascismo c’è una disposizione (peraltro transitoria) della Costituzione che ne vieta la ricostituzione, mentre nessuna legge impedisce di essere comunisti. Ma queste sono la storia e dunque la legge scritta dai vincitori. Quelli che dovettero scegliere la ragion di Stato e l’opportunità politica di fronte a una Carta da scrivere insieme a quello che allora era uno dei più forti partiti comunisti del mondo e che aveva svolto un ruolo importante nella Resistenza. E, purtroppo, soprattutto nei tragici giorni dei regolamenti di conti che, a guerra finita, seguirono la Liberazione. Senza dire che altri milioni di vittime i feroci comunisti li faranno dopo. Ecco perché il sindaco Sala non ha commesso nessun reato di fronte alle tavole della legge (così come probabilmente non l’ha commesso il giovane carabiniere), ma con quel pugno chiuso ha offeso la memoria di cento milioni di morti e i canoni dell’opportunità istituzionale. Soprattutto perché, par di capire, trattasi di tutt’altro che di un pericoloso comunista. Con i morti, con tutti i morti, non si scherza. Perché quelli, almeno, dovrebbero essere tutti uguali. Anche i cento milioni dei comunisti.

Giannino della Frattina (Il Giornale)

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