Il bacio tra oche commuove il mondo.

Accade in Cina: una delle due sta per essere macellata, l’altra la saluta.

Ci sono fotografie che non avrebbero bisogno di alcun commento, perché parlano da sole  Le guardi, poi passi ad altro, ma poi le riprendi per poi voltare pagina sul giornale oppure oggi sul tablet, ma qualcosa ti obbliga a tornare indietro e a guardarle ancora. Sono immagini in cui ti cali a tal punto che i sensi stessi vengono coinvolti in profondità. Guardando la bambina che fugge con la pelle bruciata, nella sua disperata nudità, ti sembra di sentire il puzzo del napalm e della carne ustionata. Contempli con un misto di fascino e orrore l’ultimo attimo di vita dell’uomo, quando la pallottola del suo giustiziere è uscita dalla pistola a poche spanne dalla testa. E ti sembra di sentire il colpo secco che gli stronca l’anima. Le fotografie degli animali non sono da meno, ancor più perché loro non parlano, non gridano, non urlano e sai che sono incapaci di dimostrare, con il linguaggio che ci è comune, i loro sentimenti: il terrore, la sofferenza indicibile, la dignità calpestata, l’amore sconfinato che li lega. Sai che non uscirà una parola da quelle gole. Tutt’al più un verso gutturale soffocato. E allora guardi quelle due oche, quel bacio di addio che il maschio soffia sul becco della sua amata, legata alla motoretta che la porterà al macello.

Lei è legata dalle cinghie da un drappo rosso, il colore del sangue. Lui quasi si alza sulle zampe palmate per raggiungere quella testa ricurva, ormai rassegnata. Guardi e riguardi. Contempli i dettagli e, mentre l’immagine di quei due volatili che hanno vissuto insieme in un lontano villaggio cinese, ti cattura come un magnete, ti chiedi se non li stai umanizzando troppo, quando sai che la risposta è no. Molti animali provano il dolore del distacco e le oche sono tra questi, perché sono tradizionalmente monogame e il maschio sceglie una compagna per tutta la vita, aiutandola a covare le uova e ad allevare i piccoli, comportamento abbastanza comune tra molte specie di uccelli. Trattandosi di oche viene poi alla mente la più famosa oca del mondo, quella Martina che, appena uscita dall’uovo, visto Konrad Lorenz come primo essere vivente, lo elegge a «mamma», aprendogli la strada al Nobel anche attraverso lo studio di questo comportamento che il grande etologo definì imprinting. La storia delle due oche cinesi, costrette a lasciarsi, merita poche righe. Durante il Nuovo Anno Lunare, nelle campagne della Cina, anatre e oche vengono portate a parenti e amici per un pranzo in comune. L’oca legata dietro la motoretta di Deng non è sfuggita alla tradizione e, pochi giorno dopo, l’uomo ha mangiato anche il maschio se non altro mettendo fine al suo dolore per la compagna, amata e persa. A chi ha un minimo di sensibilità per le vicende animali, e a milioni di persone che navigano il web, rimarrà per sempre un’immagine cara, nell’oblio di una storia d’ogni giorno.

OSCAR GRAZIOLI

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Milano Post

Autore: Milano Post

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