Il nuovo capo dell’Arma dei Carabinieri sarà anche un fatto politico

Politica

Milano 20 Novembre – L’argomento può sembrare di scarso interesse. Materia per addetti ai lavori. Ma la nomina del futuro comandante generale dell’Arma dei carabinieri sarà un interessante banco di prova per misurare i rapporti di forza fra maggioranza ed opposizione.

Tullio Del Sette, l’attuale comandante, lascerà la guida dell’Arma il 15 gennaio del 2018. Se non fosse stato prorogato dal governo, avrebbe dovuto essere posto in congedo per raggiunti limiti di età già lo scorso anno.

La proroga di Del Sette scatenò le ire dei pentastellati. “Ci domandiamo come sia possibile che ad un soggetto in pensione, non più in possesso dei requisiti previsti dalle legge (legge Madia sul pubblico impiego, ndr) venga prorogata la nomina a comandante dell’Arma. Vogliono farci credere che non ci sia sta la possibilità di trovare un sostituto? O, piuttosto, nascondere che questo sia l’ennesimo favorino che il governo Gentiloni sta facendo a Matteo Renzi?”, scrissero allora in una nota congiunta i deputati e senatori del M5S delle commissioni Difesa di Camera e Senato.

Il governo, per evitare altri casi Del Sette, intervenne questa estate con una modifica del codice dell’ordinamento militare che ha messo una pietra tombale sulle proroghe, prevedendo che gli incarichi di vertice delle Forze armate abbiano una durata “inderogabile” di tre anni.

Non potendo essere più prorogato nell’incarico, salvo improbabili modifiche dell’ultimo momento al codice dell’ordinamento militare appena approvato, Del Sette, da mesi preso di mira dal Fatto Quotidiano per il suo coinvolgimento nell’indagine “Consip”, uscirà di scena in piena campagna elettorale.

Alcuni autorevoli commentatori sostengono in queste ore che per correttezza istituzionale, sarebbe meglio delegare la scelta del suo successore a chi governerà dopo le prossime elezioni. Fonti vicine al premier affermano che Gentiloni cercherà una larga condivisione parlamentare su questa come su tutte le prossime nomine del comparto sicurezza e difesa. Anche la ministra della Difesa Roberta Pinotti pare abbia preso contatti con alcune forze di opposizione per ragionare su tempi e modalità delle decisioni.

Di diverso avviso i parlamentati del M5S che sono stati, oltre all’episodio della proroga, sempre molto critici con Del Sette e con il Cocer dei carabinieri. Il “sindacato” dell’Arma è stato accusato di non fare gli interessi della base ma di essersi appiattito sul comandante generale fino al punto da avvallare la recente riforma delle carriere sapendo che avrebbe scontentato la stragrande maggioranza dei militari della Benemerita.

A tal riguardo i parlamentati del M5S in commissione Difesa alla Camera hanno  presentato il mese scorso una interrogazione alla ministra Pinotti.

 “Siamo consapevoli dell’importanza che rivestono le nomine in questo comparto”, dichiara al Dubbio l’onorevole pentastellato in commissione Difesa Gianluca Rizzo. “Molto probabilmente sarà l’attuale governo a scegliere prima delle elezioni quando dovrebbero invece essere attentamente valutate insieme a tutte le forze presenti in parlamento”, ha aggiunto Rizzo, secondo cui  “è scontato che la maggioranza procederà in autonomia provvedendo a lasciare qualche mancetta elettorale utile per racimolare qualche migliaio di voti in più”.

“Noi non abbiamo timore e sappiano che anche tra gli appartenenti alle Forze armate gli italiani sapranno scegliere per il bene del comparto e del Paese intero” ha poi concluso Rizzo. Per sapere chi avrà ragione bisognerà attendere qualche settimana.

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