Alfa Arese, giudice: morte operai non riconducibile all’amianto. Manager assolti

Lombardia

Milano 5 settembre – Non sono riconducibili alla presenza di amianto le morti di 15 operai che avevano lavorato nello stabilimento Alfa Romeo di Arese, comune alle porte di Milano, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta. Lo sottolinea il giudice di Milano, Maria Paola Braggion, nelle motivazioni della sentenza che, a maggio scorso, portò all’assoluzione dell’ex amministratore delegato di Fiat Auto, Paolo Cantarella, e di altri 4 ex top manager di società del gruppo (l’ex presidente Fiat Giorgio Garruzzo, l’ex ad di Alfa Romeo, Vincenzo Moro, l’ex presidente e amministratore delegato di Lancia Industriale spa, Pietro Fusaro, e l’ex ad di Alfa Lancia Industriale, Giovanni Battista Razzelli) dalle accuse di omicidio colposo plurimo. Il pm Marizio Ascione aveva chiesto 4 condanne a pene comprese tra i 6 e i 3 anni di carcere.

E’ vero che nel corso del processo milanese, precisa il giudice nel provvedimento, “si è accertato ove vi era l’amianto nel sito produttivo di Arese negli anni tra il 1974 e il 1996, in quali reparti e in quali lavorazioni”. Tuttavia dal dibattimento “non è stato possibile accertare se l’amianto ivi presente abbia causato, o concorso a causare, i decessi per tumore polmonare o mesiotelioma pleurico dei 15 lavoratori che nello stabilimento di Arese hanno prestato per molti anni la loro attività, nè a chi siano attribuibili i vari decessi”. Nel caso degli operai deceduti per neoplasie polmonari, spiega il giudice, dal processo non è emerso quel rapporto causa effetto necessario per arrivare a una pronuncia di condanna: “non è stato accertato oltre ogni ragionevole dubbio quel nesso causale tra l’esposizione” alle fibre di amianto “e la patologia che li ha condotti a morte”. (Askanews)

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