Se la laurea è un hobby, allora pagatevela da soli

Politica

La Statale aveva, ed ha ragione. A prescindere dal fumus boni iuris, ovvero dall’apparenza di fondatezza che il Tar ha riscontrato nel ricorso dell’Udu, un’associazione studentesca, contro la decisione dell’Università sul numero chiuso in alcune facoltà umanistiche. Dicevamo, hanno ragione quelli che volevano limitare gli accessi a delle lauree che non danno alcuno reale sbocco sul mercato del lavoro. Perché? Perché le tasse universitarie non coprono i costi dell’istruzione. E con le esenzioni, l’Isee e tutto quello che gli va dietro la quota coperta è sempre più bassa. Inoltre, buona parte delle aspettative legate agli impieghi successivi sono vincolate all’ambito pubblico. Quindi, dopo essersi visti pagati il corso di studi, si aspettano anche un lavoro. Non male, eh? Solo che entrambe le pretese sono irrealistiche. I soldi in cassa sono pochi. Ed esattamente come il rettore dell’Università, anche noi dovremmo desiderare di spenderli diversamente. L’ottimo, quello che in questo paese non avremo mai, vista l’overdose di socialismo, sarebbe che ognuno si pagasse l’intera sua laurea, con un sistema di borse di studio per i meritevoli. Borse di studio a carico dei privati, naturalmente. E lasciamo che sia il mercato a decidere chi siano i migliori, cosa debbano studiare e quanto valgano i corsi di studio. Ovviamente è un sogno ad occhi aperti, la vita è così. Difficile. Talvolta insopportabile. E, soprattutto, fatta di scelte. E quella della Statale, ovvero risparmiare sui corsi umanistici per concentrarsi su quelle utili e con sbocchi di lavoro, era giusta. Giusta sul piano del principio. Giusta su quella logico-giuridico. Non ho idea se le lamentele sulla prassi con cui è stata approvata siano, o meno, fondate. So solo che, dopo la pronuncia sulla sospensiva, l’intero progetto, per quanto meritorio, affonderà. Se anche vincesse tra sei mesi, la Statale non caccerà gli iscritti. E questi costituiranno un precedente vivente.

Ed il precedente si trascinerà, di aula in aula, di corso di studio in laurea, di laurea in posto di lavoro Statale. Dalla Statale a Statale il passo può essere breve o lungo, ma di sicuro è a carico nostro. Ed è, oggi, economicamente insostenibile. Questo non è modificabile da nessuna sentenza, da nessuno sciopero e da nessuna rivendicazione di tipo sindacale. Dobbiamo uscire dal tunnel, se vogliamo trovare una speranza per il futuro. Altrimenti, alziamo le mani, arrendiamoci, bruciamo l’ultima ricchezza rimasta e prepariamoci ad un futuro Bolivariano.

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