Lena non c’è più. Rimane il profumo della sua generosità.

Le storie di Nene Milano

Milano 1 Settembre – Ho parlato tante volte di Lena, del suo coraggio, della sua intelligenza, della sua fierezza. Aveva 81 anni, una bellezza senza tempo, altera e dolce, la collana di perle a illuminare il viso stanco, gli occhi spenti dalla malattia. Dopo l’ictus  ha tentato con la volontà di vincere l’ultima battaglia, ma il destino era segnato. Si è spenta con il profumo dei mughetti che cantava nell’aria la sua femminilità intatta, con Eva, il cane fedele, che le accarezzava la mano, nel suo universo di fiori gentili alla finestra, le foto a squadernare una vita di affetti, la penombra di una sera come tante.

Un avvenimento doloroso per i coinquilini della casa popolare in via San Miniato, a Nord di Milano.  Lena sapeva fare le iniezioni con tocco leggero: una vera specialista, nel suo genere. Ed era generosa e disponibile. Correva là dove ci fosse l’urgenza, anche senza un compenso. Pensava fosse un dovere aiutare gli altri e si fermava ad ascoltare le paure, le preoccupazioni, perchè “Se si ha un dolore, a qualcuno bisogna pur dirlo”. Viveva con fatica, con una pensione di reversibilità che non bastava mai. Ma non si lamentava. Considerava la vita un bel viaggio, nonostante la morte di un figlio di Aids in giovane età, nonostante la lunga malattia del marito, nonostante la fatica del vivere quotidiano.

Al mattino il cortile si inebriava del suo canto. Aveva una voce piena e intonata che si accordava al sole, all’ottimismo, alla voglia di vivere. La dignità era la sua anima, la sua vita. Dal Comune arrivava ogni giorno un pacco per le necessità essenziali alla sopravvivenza. Ma Lena non mangiava i biscotti, perchè alla vicina di casa piacevano troppo ed era sola e nessuno pensava a lei. E raccontava del dopoguerra, della povertà, quando un piatto di pastasciutta veniva condiviso, quando l’amicizia era il bene più prezioso, quando si rideva o piangeva insieme.

Desiderava tanto una borsetta rossa, perché le ricordava i balli nei prati, un vestito a pois rossi, il primo amore. Le regalai una borsetta rossa, fingendo che fosse frusta e non mi servisse più. Quella borsetta rossa è stata per lungo tempo la bandiera del suo buonumore, del suo sorriso.  Mi regalò un ciclamino, per dirmi grazie. Mi regalò, soprattutto, la sua amicizia.

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