Quella ai bagarini è la nuova caccia alle streghe

Economia e Diritto

Milano 1 Luglio – Prima distruggono il mercato, poi si lamentano dei morti innocenti sotto le macerie. In tutto il mondo l’ideologia e l’intervento del legislatore stanno rendendo assurdo un intero settore dell’economia, che sarebbe così facile da gestire. Prima di essere linciato, un passo indietro. Se un intero paese cominciasse a pretendere che i telefoni Apple, i vestiti Armani o le borse Prada avessero prezzi più equi per consentire a tutti di usufruirne, voi cosa pensereste? Ma aspettate, provate a pensare ad uno scenario più complesso. Se Valentino o Prada non producessero i beni, ma si limitassero a disegnarli, avessero dei business paralleli con quei disegni e contemporaneamente imponessero ai produttori di accessori e vestiti dei prezzi ridicolmente bassi, tipo un decimo, secondo voi i produttori sarebbero felici? Rinuncerebbero a nove decimi del loro margine, accontentandosi di far mangiare Valentino e Prada, sobbarcandosi rischi e costi di organizzazione, per il semplice e felice piacere di far avere le borse a… Fermi tutti. No, perché c’è un secondo problema. Questo non amplia il numero di possessori di pelletteria. Li rende solo casuali. Li possiederanno i primi, non i meritevoli. I fortunati, non necessariamente chi li vuole di più. Chi ha tempo da perdere. E chi ha tempo da perdere potrebbe, in ogni caso, di aprire un suo mercato nero. In questo caso, verrebbero fregati due volte, i venditori di pelletteria. Assurdo, non trovate?

No, il mondo della musica non lo trova assurdo. Affatto. Lo trova giustissimo. Questi comunisti col Rolex, fortemente impegnati a rendere accessibili i concerti, purché il loro cachet sia garantito, odiano l’idea che il mercato faccia i propri prezzi. Che l’operaio riceva la propria mercede. E quando gli organizzatori di concerti hanno cominciato a fregarsene della loro inutile ed ipocrita affettazione marxista col rischio d’impresa degli altri, hanno scatenato l’Inferno. Sì, beh, dopo che sono stati beccati e la massa che voleva le borse di Prada in saldo tutti i giorni dell’anno, ha cominciato a rivoltarsi. D’altronde, come sempre in questo decennio di idiozia, un desiderio si è trasformato in un diritto. Ed ora è troppo tardi per tornare indietro. Quindi via alla Guardia di Finanza che indaga su un’ipotesi di aggiotaggio. Ovvero aver alterato il mercato. Come possano farlo senza morire dal ridere non ne ho idea. Ma pare ci riescano. Ci sono dodici indagati per essersi rifiutati di farsi truffare legalmente da un sistema idiota ed assurdo. E probabilmente qualcosa pagheranno. Perché gli artisti possano continuare a sentirsi dei benefattori, i fan possano continuare a credere che si possano avere biglietti a prezzi ridicoli e lo Stato possa continuare a giustificare la rapina fiscale intromettendosi nelle dinamiche di mercato. Evviva.

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