La Città dei diecimila mici e delle mille gattare.

Zampe di velluto

Dalle volte della Galleria fino a San Siro.

Milano 5 Giugno – Ben 10mila sono i gatti randagi che vivono a Milano, distribuiti in 600 colonie feline. E se pensavate che i gatti di strada abitassero sui tetti solo nella Parigi del 1910, come nel celebre film d’animazione “Gli aristogatti”, vi sorprenderà sapere che persino sopra le volte della galleria Vittorio Emanuele esiste da sempre una colonia felina, composta oggi da circa una decina di gatti a cui non mancano le attenzioni dei ristoranti vicini. Altre colonie, composte da un minimo di un gatto a un massimo di circa 40, sorgono nei condomini, nei parchi, negli ospedali, nelle scuole, nelle aree dismesse, nelle periferie come in centro. Da questi luoghi nessuno può sradicarli, perché al gatto i riconosce il diritto al territorio. Allontanare un micio dalla sua colonia è possibile solo a condizione che sia malato o ferito. Ma per quanto i gatti siano animali indipendenti, la vita in strada è molto dura anche per loro, soprattutto in una metropoli come Milano, e riescono a cavarsela solo se c’è qualcuno che sicura di loro.È ciò che fanno le gattare, donne che, nonostante gli impegni di lavoro e familiari, nonostante l’età (molte superano gli 80 anni), la mancanza di mezzi, le intemperie e la stanchezza, quotidianamente trovano la forza e il tempo per andare nelle strade e piegarsi per fare una carezza e nutrire chi senza questo amore non potrebbe sopravvivere.«È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio », affermava Albert Einstein. Lo sanno bene le gattare. Da secoli sono ghettizzate, insultate, derise, nel Medioevo venivano persino arse vive. Un pregiudizio che sopravvive ancora oggi,ma che il Comune di Milano da alcuni anni lotta per abbattere attraverso diverse iniziative,come il riconoscimento delle volontarie, avvenuto nel 2010 ad opera dell’amministrazione Moratti. «Abbiamo nobilitato e dato dignità alle volontarie riconosciute come tutor di colonie feline attraverso il rilascio di una tesserina che consente loro di dare da mangiare ai gatti evitando l’opposizione costante di coloro che vorrebbero che fossero abbandonati a se stessi». Purtroppo «regna ancora tanta ignoranza e non capita dirado che i volontari siano ostacolati anche dagli amministratori di condominio». I volontari hanno diritto di dare da mangiare agli animali e nessuno può impedirlo». D’altronde non è abbandonando gli animali che si debella il randagismo, ma attraverso le sterilizzazioni di cui si occupa la ASL. I volontari, attraverso il controllo delle colonie feline e dei gatti che le popolano, contribuiscono semmai al contenimento del fenomeno. La gattare sono insomma una grande risorsa. «lo avevo paura degli animali» -ci racconta Chiara Antonelli, gattara che cura una colonia tra viale Molise e piazza Martini e di un’altra in una traversa di viale Umbria. «Il mio compagno aveva una gatta, andando a vivere insieme, ho dovuto accettare la convivenza con lei. Usti è morta di recente, aveva 17 anni e mi ha trasmesso tutto l’amore possibile per i gatti e all’improvviso ho iniziato a vedere ciò che prima mi sfuggiva: i gatti erano lì,nelle strade di Milano, c’erano sempre stati, ma io non li avevo mai notati». Chiara ama prendersi cura di loro perché li considera «indìfesi, molto più degli altri animali, perché la gente, per ignoranza, li scansa, li considera ancora demoniaci». Dello stesso avviso Cristina Carelli, che cura una colonia in zona di San Siro: «Si inizia pensando che dare un po’ di cibo una volta non costi nulla e poi ci si ritrova a farlo tutti i giorni, e poi per tutta la vita, i gatti sono indipendenti ma non autonomi, hanno bisogno del nostro aiuto». Sono 1000 i volontari (riconosciuti e non) che provvedono ai gatti randagi a Milano. Ciò che li muove è per tutti l’amore. E se con il tempo,piano piano, le colonie feline tenderanno ad estinguersi, speriamo che non spariscano mai le gattare. E che sui tetti della Galleria resti sempre qualche gatto, che, anche se non lo vedi, tu lo sai che fa la città più bella.

Noemi Azzurra (Libero)

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