Pisapia, come un amante respinto che ha finito i piani.

Politica

Milano 3 Giugno – Caro Giuliano Pisapia, certo che per uno che non si è ricandidato a sindaco di Milano perché voleva tornare alla sua vita e che “non vuole fare il leader di niente”, si dà un gran da fare.

Ah, vero, c’è stata la”chiamata”, quella che raccontò a Cazzullo a febbraio, lanciando il suo Campo Progressista:”Enzo Bianchi mi ha detto: ‘Lei si butti se viene chiamato’. E mi hanno chiamato in tanti. Non ceto politico: persone alla ricerca di una speranza”. Da lei, a Renzi “costretto” a tornare per responsabilità, a Berlusconi, D’Alema… mamma mia quante chiamate. ALTRO CHE quei menefreghisti alla Cameron, che perdono un referendum e si ritirano, o Blair, Zapatero, etc. che dopo l’esperienza di governo tornano a casa, i nostri politici sono di una generosità infinita: non ci lasciano mai soli, si offrono per il bene comune, tipo vocazione sacerdotale. E noi italiani -ingrati -che scambiamo cotanta disponibilità al prossimo per bieco attaccamento alla poltrona. Vergogna!

Dunque è stato “chiamato”: prima da Renzi, per il Sì al referendum, poi a unire la sinistra da alleare al pd in un nuovo centrosinistra, dopo la sconfitta referendaria. Progetto ambizioso quello di spostare il pd renziano a sinistra, essendo un campo che non ha mai frequentato, ed è singolare che un ex “compagno” come lei non abbia riconosciuto l’afflato destrorso delle riforme alla rignanese, a cominciare dal lavoro con l’abolizione dell’art. 18 e i voucher. “Ha dovuto fare anche cose che nascevano dalla necessità di arrivare a un compromesso con un partito di centrodestra”, diceva a dicembre, giustificandolo e dando la colpa alla convivenza con Alfano. Peccato che oggi quell’attrazione fatale trovi conferma nella rinnovata intesa con Berlusconi. Adesso l’ha capito che Renzi non ricambia il suo sguardo, è rivolto dalla parte opposta e al massimo le offre la nuca? Mah, l’altra sera dalla Berlinguer ha ammesso: “La coalizione per cui mi sono impegnato è resa impossibile da una legge elettorale proporzionale. A questo punto il piano B diventa il piano A”, e uno s’aspettava l’amara constatazione: lascio perdere tutto. Errore, ha rilanciato: “Ora un centrosinistra senza pd”. Reazione dell’ascoltatore:  occhi strabuzzati tipo fumetto e oscillazione tra “Finalmente” e “Come? Dove? Con chi?”. Già, perché non c’è solo la sòla renziana, anche i suoi paletti suonano invalicabili: da un lato dice no alle larghe intese con Forza Italia; dall’altro respinge una sinistra “del rancore o della restaurazione”, “che punta solo alla residualità, alla testimonianza fine a se stessa”. Si riferisce per caso a D’Alema, Civati e Fratoianni?

CARO PISAPIA, capisco la delusione per Renzi, dopo avergli (inutilmente) tirato la volata al referendum, ma lei oggi pare un innamorato respinto, con tanto di alti e bassi emotivi, dal momento “ma anche” in cui flirta con tutti in un disperato afflato federativo, al momento “né né” in cui giura che non avrà più storie con nessuno. Ma senza né gli uni né gli altri dove pensa di andare? E con gli uni e con gli altri, viste le distanze siderali? Non è che è disposto a digerire gli altri in attesa dell’Uno Matteo? Soprattutto: a forza di piani A-B-C, è sicuro che il telefono squilli ancora? Un cordiale saluto.

Luisella Costamagna (Il Fatto Quotidiano)

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