Questi “intellò” non hanno capito niente. Da Severgnini a Saviano, i pericolosi soloni dell’accoglienza predicano a vuoto.

Attualità

Milano 26 Maggio – Dobbiamo «proteggere il nostro futuro», scrive accorato Mario Calabresi, nel suo editoriale su Repubblica, commentando il massacro di Manchester. Abbiamo il dovere, insiste, di «crescere i nostri figli, le nuove generazioni, alla  voglia di vivere». Ma certo, e come lo proteggiamo il nostro futuro? Per esempio pubblicando sui social network le immagini dei coniglietti rosa di Ariana Grande? O le foto di fiori che ha diffuso ieri Luciana Littizzetto?

Quella dell’Isis si legge sul Corriere della Sera, nel titolo dell’articolo dello scrittore Paolo Giordano – è una«trappola emotiva», di fronte a cui «serve più coraggio». Ma più coraggio per fare che, esattamente? Per continuare a danzare, come suggerisce Roberto Saviano? «Il terrorismo vuole colpire bambini, donne e uomini laddove sono liberi, felici», ha comunicato l’autore di Gomorra via Twìtter. E ha aggiunto, minaccioso: «Non smetteremo di danzare, maledetti. Mai». Già, e mentre lui danza e gli gira tutta la stanza, mentre si scodella davanti agli occhi dei bambini un mondo di mani a cuoricino (altra immagine di «reazione» che circola sui social), di coniglietti e di zucchero, i macellai continuano a farci a pezzi, a smembrarci, a farci esplodere in un dolore cieco pieno di chiodi.

Così, al massimo, ci regaliamo una morte nemmeno troppo dolce: altro che proteggere il nostro futuro. «L’Europa si sta suicidando», sentenzia l’intellettuale britannico Douglas Murray nel suo nuovo libro. Ben presto, dice, la cultura e il popolo d’Europa spariranno, lasciando uno spazio vuoto che non si potrà colmare. Ha ragione sotto ogni punto di vista. Quando ci affanniamo a ripetere che il buonismo è mortifero, non lo facciamo – come sostiene qualcuno – per alimentare paure o xenofobia. Ma perché è un dato di fatto. Le generazioni cresciute nell’ignoranza del rischio, bombardate dalla retorica globalista e immigrazionista sono, nei fatti, imbelli. Non sanno difendersi. Non sanno proteggersi dall’attacco alle loro usanze (che sarebbero il fantomatico «stile di vìta») né tanto meno dagli attacchi fisici. Sono state tenute a bagnomaria nel vittimismo, nella debolezza più totale: del corpo come del pensiero.

Il Corriere della Sera tira in ballo «il coraggio». Ma quale coraggio? Le nostre autorità, i nostri politici, i nostri artisti, tutti coloro che dovrebbero guidarci non hanno nemmeno il coraggio di chiamare il nemico con il suo nome. Anzi, non lo chiamano nemmeno «nemico». Preferiscono pensare che sia un povero disagiato con problemi mentali. Del resto. anche i giovani europei vengono cresciuti così, come fragili disagiati. Nessuno ha la forza di dire loro che sì, si deve danzare, e festeggiare, e godersi i concerti di Ariana Grande a Manchester e dei Queens of The Stone Age al Bataclan. Ma per farlo in santa pace, come nostro diritto, bisogna essere protetti. Difesi da un nemico, l’islam radicale, che combatte con le armi in pugno e pure con gli strumenti sottili della politica e dell’ideologia. Altrimenti si muore.

Questo nessuno ha il «coraggio» di dirlo. Preferiscono berciare a vuoto. Come Beppe Severgnini, che sempre sul Corriere della Sera scrive: «L’Europa si difenda». Come? Restando unita, dice. Ovvero affidandosi ancora di più all’Unione Europea, magari creando un esercito comune guidato dalla Germania. Severgnini si scosta il ciuffo e tira in ballo la Brexit, come a dire che gli inglesi sono più indifesi perché si sono allontanati da Bruxelles. Probabilmente il macello al concerto lo ha turbato, gli diamo questa scusante. Perché altrimenti dovremmo cedere al disgusto, e dirgli che, se il nostro futuro è in pericolo, è per colpa di questa Europa senza frontiere e senza anima a cui gente come lui ci ha regalato. Il fatto è che, tanto, questi illustri predicatori del nulla non capiscono. O, peggio, se ne fregano.

E anche da loro che dobbiamo difenderci. Danzino pure sul barcone, l’iceberg è vicino.

Francesco Borgonovo (La Verità)

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