Per Cappato, no all’archiviazione. Urge una riflessione contro eventuali abusi

Politica

Milano 13 Maggio – Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano Luigi Gargiulo non ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nei confronti di Marco Cappato. Il provvedimento di rigetto è stato comunicato alle parti ieri mattina.

Per il prossimo 6 luglio è stata fissata l’udienza in camera di consiglio al termine della quale Gargiulo potrà accogliere l’istanza del pm e archiviare l’indagine, oppure indicare approfondimenti istruttori o ordinare, sempre al pm, di formulare entro 10 giorni l’imputazione coatta nei confronti di Cappato per poi fissare l’udienza preliminare.

La procura di Milano aveva motivato con un provvedimento di ben 15 pagine la richiesta di archiviazione per Cappato, indagato per istigazione al suicidio nei confronti di dj Fabo, alias Fabiano Antoniani, da lui accompagnato lo scorso mese di febbraio in Svizzera in una struttura dove viene praticata l’eutanasia. Di ritorno Cappato si era recato in una caserma dei Carabinieri di Milano per autodenunciarsi.

La richiesta di archiviazione, firmata dai sostituti Tiziana Siciliano e Sara Arduini e vistata dallo stesso procuratore di Milano Francesco Greco, approfondiva sul punto molti aspetti della vicenda.

Per Dj Fabo “rinunciare alle cure – secondo la  Procura – avrebbe significato andare incontro ad un percorso certamente destinato a concludersi con la morte, ma solo a seguito di un periodo di degradazione ad una condizione ancora peggiore di quella in cui si trovava nel momento in cui ha preso la sua decisione”. E in questo senso “l’ordinamento italiano, che ha come fine ultimo il perseguimento del pieno sviluppo della persona umana, non può consentire una così grave lesione della dignità di un individuo”. Ritenendo che in questa situazione le pratiche di suicidio assistito “non costituiscono una violazione del diritto alla vita”, i Pm avevano anche lanciato una sorta di appello al legislatore italiano, auspicando un suo intervento “urgente”, affinché si faccia “carico in prima persona del problema, disciplinando rigorosamente tale diritto”, quello del suicidio assistito anche nel nostro Paese (per altro componente del Consiglio d’Europa che ne riconosce la legittimità e disciplina rigorosamente i requisiti per accedervi) “in modo da prevenire il rischio di abuso, ad esempio, sotto forma di pratiche eutanasiche, nei confronti di persone il cui consenso non sia sufficientemente certo”.

“Rispetto la decisione del Gip  ma con l’Associazione Luca Coscioni andiamo avanti a batterci per la vita, per i diritti dei malati e dei disabili, e quindi per il rispetto della scelta di interrompere sofferenze insopportabili”. È stato questo il primo commento di Cappato. “In questo fine settimana – ha poi aggiunto – saremo in 60 piazze per dire basta ai rinvii della legge sul testamento biologico”.

 “Il Gip – ha invece dichiarato Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’associazione Luca Coscioni – ha ritenuto, allo stato, di non voler provvedere de plano alla archiviazione. Questo è l’unico dato certo. Ben potrebbe farlo all’esito dell’udienza del 6 luglio che attendiamo per ogni ulteriore commento. Nel contempo – ha concluso il legale – non possiamo che accogliere positivamente questo ulteriore passaggio che denota ancor più quanto la tematica sia delicata”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.