I disoccupati a Milano vanno a piedi

Milano

Milano 5 Maggio – La demagogia, sul lungo periodo, ha un grosso problema. Tende a crollare su se stessa. Per esempio, far viaggiare gratis la gente costa. E quando le risorse si riducono, i primi tagli partono da cose come i viaggi gratis. E ieri Sala, in perfetta continuità con gli Arancioni, almeno nella sua testa, ha allegramente salutato gli sconti e gli abbonamenti gratis per precari e disoccupati. Evviva. Il bagno di realtà di questa vicenda è abbastanza tragico così, ma riesce a toccare vette tristemente comiche se pensiamo alla realtà quotidiana dei mezzi Milanesi. Ci sono due episodi che mi hanno colpito in materia. Entrambi personali e, se volete, minimi. Maggio 2016. Io non prendo spesso l’autobus. Vivo vicino a via Padova e ci tengo alla vita. Però mi serviva la 56. Compro il biglietto. Salgo al capolinea e trovo il mezzo con poca gente. Timbro, da bravo cittadino. E non meno di tre passeggeri, Italiani e non, saltano sul posto, spaventati dal rumore. Evidentemente non era un rumore familiare, quello dell’obliteratrice. La cosa mi ha colpito. Poi ho capito il perché. Nelle quattro settimane di tragitto pressoché quotidiano non ho quasi mai, ripeto quasi mai, visto qualcuno timbrare. E no, non ritengo probabile che fossero tutti abbonati. Visto e considerato che, sempre in quattro settimane (ma qui il lasso di tempo è troppo breve per una valutazione realistica) non ho mai visto un controllore. La netta impressione è che a Milano ci sia una categoria di persone che gira regolarmente senza pagare. Che non siano disoccupati. E che non siano nemmeno in maggioranza Italiani. Possiamo dire che negli ultimi anni i controlli di questo tipo sono crollati? Possiamo dire che è avvenuto soprattutto in periferia e che questo porta a pensare che vi sia un intervento politico ed ideologico dietro? Possiamo dire che i tagli, più che ai disoccupati Italiani andavano fatti alla massa che gira da sempre sui mezzi di terra gratis? Magari non sarà facile farli pagare, per carità. Ma almeno provarci renderebbe i tagli, probabilmente sacrosanti, magari un tantino meno fastidiosi.

Secondo episodio. Metro di Loreto. Cinque, diconsi cinque, addetti atm nel gabbiotto dei tornelli. Sono chiaramente molto indaffarati. Credo si parlasse del derby Milan Inter, quindi la faccenda era seria per definizione. Quattro giovani, all’apparenza Latinos, ma non ci giurerei, saltano felici e beati i tornelli e se ne vanno. Non corrono. Non si affannano. Non mostrano alcuna forma di timore. Intanto la discussione va avanti. L’unica cosa diversa è che quelli che erano girati verso i saltatori, si posizionano per dar loro le spalle. Non la caccia. No. Le spalle. Ecco, ripeto, io posso accettare e concordo eh, che non ci siano pasti gratis. Non posso, però, accettare questo livello di servizio e di sicurezza. Se dobbiamo far cassa a questi atleti del tornello deve salire il timore di Dio quando provano a scavalcare. Altrimenti è tutto inutile. Ed anche profondamente ingiusto.

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