Belpietro: Alzano le tasse dicendo di abbassarle. Ecco le prossime sberle

Economia e Diritto

Milano 6 Aprile – Siamo alle solite: con una mano il governo dà, o promette di dare, e con l’altra, ma questa volta subito, prende. L’ultimo esempio del gioco delle tre tavolette è di questi giorni. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è salito fino a Cernobbio, vista lago di Como, e ha annunciato, testuale, che «il governo sta lavorando per abbassare la pressione fiscale e favorire la crescita».  Dichiarazione scontata, anche perché non si è mai visto un premier che incontri imprenditori e commercianti e faccia promessa di alzare le tasse e diminuire la crescita. Comunque, prendendo per buono l’impegno, viene da chiedersi come sarà questo taglio delle imposte. Gentiloni ha risposto che la pressione fiscale sarà ridotta in due fasi, in primavera e in autunno, mettendo però le mani avanti: «forse in autunno sarà più difficile che in primavera, ma lo faremo con le nostre misure».

Vi domandate perché sia più complicato usare le forbici sulle pretese dell’Agenzia delle entrate in ottobre piuttosto che ad aprile? Per noi la risposta è facile: in queste settimane si vota per le primarie del Pd (…) e dunque è meglio promettere di mettere a dieta l’Erario, mentre verso fine anno, a giochi ormai fatti, e soprattutto quando si dovrà tirare il bilancio 2017 e prepararsi al 2018, sarà più complicato insistere nell’assicurare una diminuzione della pressione fiscale.
Fin qui però siamo nel campo delle parole del presidente del Consiglio, il quale incontrando i commercianti ha voluto dare del proprio governo un’immagine rassicurante, garantendo interventi contro la povertà e a favore dei consumi, ma soprattutto parlando di «segnali positivi» sul fronte dell’economia. Tuttavia quando dalle parole si deve passare ai fatti la musica cambia, soprattutto nel rapporto fra Fisco e contribuenti. Un esempio? Le notizie che filtrano dal ministero dell’Economia in vista dell’aggiustamento di bilancio richiesto dall’Unione Europea.

Di che si tratta? Di una sforbiciata a detrazioni e deduzioni fiscali. In pratica il governo si appresta a ridurre gli sconti garantiti a famiglie e imprese che nel corso dell’anno hanno investito o avuto delle spese. All’atto della dichiarazione dei redditi, molti contribuenti portano in detrazione gli interessi sul mutuo oppure gli scontrini per i medicinali, ma anche le fatture per il funerale di un congiunto e la parcella per il veterinario. In tutto, aziende e singoli hanno a disposizione 444 voci da inserire nel modello da inviare all’Agenzia delle entrate e queste voci concorrono ad abbassare il reddito sul quale vengono calcolate le tasse. In pratica si tratta di un vero e proprio sconto fiscale riconosciuto a famiglie e società che investono o che nel corso dell’anno sono costrette a sobbarcarsi di spese di varia natura. Bene, anzi male: Gentiloni e compagni per risparmiare e poter continuare a dire di non aver alzato le tasse, si apprestano a diminuire gli sconti fiscali. Tecnicamente è vero che non si fa salire l’Iva e non si ritoccano le aliquote d’imposta sulle persone fisiche, ma se si tagliano deduzioni e detrazioni equivale a far pagare più tasse. Se il Fisco non fa lo sconto, il saldo finale sarà più pesante di prima e non serve un fiscalista per capirlo.

Ma come avverrà il taglio delle detrazioni e delle deduzioni? Al momento circolano ipotesi disparate. C’è chi sostiene che dal 19 per cento massimo di detrazioni sul reddito si arriverà al 18-18,5, ossia un punto o mezzo in meno, e c’è chi invece ipotizza un tetto per ogni singola detrazione, con una fascia che oscilla tra il 2 e il 5 per cento. Tuttavia, a prescindere da quale soluzione verrà adottata dal governo, una cosa appare chiara: si va verso un taglio delle agevolazioni fiscali. Le aliquote non cambiano, ma a cambiare è la somma finale di ciò che si deve al Fisco e si tratta di una variazione al rialzo. Che probabilmente all’inizio, cioè nelle prossime settimane sarà minima e riguarderà le imprese, poi invece toccherà alla famiglia e qui potrebbe essere massima.

Del resto, questo è ciò che si rischia anche con la modifica del Catasto. Ufficialmente la tassazione resterebbe invariata, il Fisco cioè non dovrebbe guadagnare più già di quanto già non faccia, ma mettendo mano agli estimi è assai difficile che ci sia chi li vedrà abbassati. Più facile che per qualcuno restino uguali, ma per altri, soprattutto per chi vive in zone centrali, le valutazioni, e dunque le tasse, salgano.
Insomma, la stangata è dietro l’angolo. Appena svoltato il 30 aprile.

Maurizio Belpietro (LaVerità)

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