Milano 4 Aprile – “I clochard non vogliono muri”, diceva Vittorio Sgarbi alla presentazione del progetto che pianificava l’arrivo delle casette di cartone “artistiche” per i senza tetto. Quasi che i poveri di strada, quelli nascosti negli androni, accartocciati sulle panchine, dimenticati sui marciapiedi appartenessero ad una povertà romantica che sceglie liberamente di essere barbone. Oggi i clochard sono semplicemente indigenti ed emarginati, con un vissuto alle spalle che racconta ingiustizia sociale e crisi familiari drammatiche. Ma oggi c’è un centro da 300 posti affidato ai City Angels, una garanzia di solidarietà sincera, a Milano. Con le casette di cartone e l’assistenza. Nino Materi su Il
Giornale così descrive una giornata nell’Oasi dedicata ai clochard “La casetta d’«artista» fai-da-te si monta in quatto e quatt’otto. Tetto, porta d’ingresso, pareti esterne «finemente decorate» con balconi e finestre in stile «Roccocò dei poveri». Molto «dei poveri», considerato che l’immobile (molto mobile, per la verità), è interamente in cartone e all’interno ha un arredamento assai spartano: sgabello (anch’esso in cartone), coperta e cuscino.
Un’«abitazione» che farebbe la felicità di un clochard. Ma che – al momento – è solo una «provocazione». Obiettivo: sensibilizzare al problema istituzioni e opinione pubblica. Ma qual è il «problema»? I barboni metropolitani. Un popolo in aumento che, per scelta (pochi), o per necessità (tanti), si sono ritrovati a vivere sulla strada. Senza un tetto, senza sapere dove andare a mangiare, dormire, lavarsi. Soli, in mezzo alla folla di Milano. Almeno fino a ieri. Ma le cose stanno cambiando.
La risposta di «rito ambrosiano» che – già dalla sua nascita (poco meno di un mese) – sorprende per efficientismo, viene dall’«Oasi del clochard».
Siamo alla periferia di Milano, zona Mercati generali (via Lombroso): qui, al civico 99, dove c’era un campo rom di cui la città si vergognava, sorge oggi un villaggio per clochard (cittadini italiani e stranieri con tutti i documenti in regola) di cui Milano può essere orgogliosa….Una cittadella che vuole ridare speranza a chi la speranza l’ha – speriamo solo momentaneamente – perduta: moduli abitativi con sei letti ciascuno, servizi igienici, mensa, ambulatorio, biblioteca, palestra. Attualmente gli ospiti sono 70 ma la struttura può accogliere fino a 300 persone.”
Una buona notizia, con un fondo di amarezza per quel cartone mobile che ricorda tanto la precarietà.
Olga Molinari