Non è un paese per liberi professionisti

Politica

Milano 2 Aprile – “Alcuni vedono l’impresa come una tigre feroce da abbattere. Altri come una mucca da mungere. Pochi la vedono come in realtà è: un forte cavallo che trascina un pesante fardello”. La citazione è di Churchill, ma la sua attualità è più che mai attuale. Soprattutto qui, soprattutto in Italia. Renzi ha tagliato le tasse? Forse. Di certo non per le piccole imprese, dette anche Partite Iva. Dico forse, perché, con l’aumento costante e marcato del debito pubblico, parlare di taglio di tasse è ingannevole. Diciamo che le ha tagliate come il Cavaliere, spostandole di una generazione e sperando che nel mezzo si realizzi il miracolo. Il taglio, comunque, è sempre una cosa buona e giusta. Perché non riguardi anche i liberi professionisti è materia psichiatrica, più che politica. Iniziamo dicendo una verità sconvolgente: chi produce ricchezza, in qualsiasi economia, non è il settore pubblico. È quello privato. Spero non sarete svenuti per questa rivelazione, ma so che siete forti. In questa metà del cielo si distinguono due categorie: chi produce valore e chi produce valore rischiando denaro. La prima categoria esiste perché c’è la seconda. Cioè, possono esistere imprenditori senza dipendenti, ma non dipendenti senza imprenditori. Inoltre, gli imprenditori medio grandi hanno bisogno, in un sistema come quello Italiano, di un florido ecosistema di partite Iva che sostengano la struttura, perché l’alternativa, cioè assumere come impiegati ed inglobare le piccole aziende è fiscalmente un suicidio. Quindi possiamo affermare che la rete che tiene insieme gli organi è la partita Iva. Credeteci o meno, ma è un dato di fatto. Questa rete è silente per sua natura. È variegata, disomogenea, fortemente individualista e poco incline a perder tempo a fare politica. Ogni minuto in cui non pensa al lavoro è un guadagno perduto ed una perdita a bilancio. Così, tace. E tacendo ottiene l’immenso privilegio di pagare più tasse allo Stato di quanto non trattenga presso di sé. I dato sono della CGIA di Mestre. In sostanza dei 21 miliardi di tagli di tasse (lo 0,3% del totale. Wow) hanno beneficiato dipendenti, medie e grandi imprese, Statali ed affini. Ma non le Partite Iva. Non piacciamo al Governo, non piacciamo alla stampa e forse nemmeno a voi, ma restiamo la rete che sostiene il paese.

E guardate che non è che “i problemi siano altri”. No, no, è proprio il carico fiscale il problema. Volete una prova? Ve lo ricordate il Jobs Act? Era una bella idea, ma ha riscosso un successo iniziale fenomenale. Perché? Perché alla buona idea si è collegato un taglio netto delle imposte. Via quello, il resto è rimasto quello che doveva essere una buona idea, che qualunque giudice del lavoro poteva demolire. Cioè un mezzo flop. Questo è il grande, enorme, problema del paese: senza tagli fiscali non si va da nessuna parte. E senza tagli alla spesa non si possono fare i tagli fiscali. Campa cavallo, quindi, che l’erba cresce. Sperando che il carico che questo equino deve trainare non lo schianti definitivamente prima del tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.