Siamo sicuri che quel bonus bebè funzionerà?

Milano

Milano 27 Marzo – Proprio ieri si discuteva del problema delle graduatorie delle case popolari e delle distorsioni che queste comportavano. Portando ad un accesso sproporzionato di stranieri, mentre gli Italiani, anche se in difficoltà, faticavano a rientrare nelle liste. Dove faticavano, come tutti ben sappiamo, è un eufemismo. Questi i requisiti, come riportati da Repubblica:

Molto ruoterà attorno a WeMi, il portale dell’assistenza domiciliare lanciato dal Comune per trovare una tata, appunto, una badante, un aiuto per le riparazioni in casa o un trasloco. Le neo mamme non riceveranno un assegno ma una carta, la WeMi card, con un valore complessivo annuale di 1.800 euro, 150 euro al mese per dodici mesi. In questo modo Palazzo Marino conta di garantire un sostegno extra a circa 1.700 famiglie. Una stima della platea potenziale di beneficiari che arriva da calcoli basati sulle stesse regole di accesso.

Il reddito può essere chiesto dalle madri che entro sei mesi dalla nascita del bambino dimostrino alcuni requisiti. Bisogna essere residenti a Milano, avere la cittadinanza italiana o di uno dei Paesi dell’Unione europea, un regolare permesso di soggiorno per i non comunitari, lo status di rifugiato politico o di “protezione sussidiaria”, essere “casalinghe o disoccupate” e non aver superato i 17mila euro di valore Isee, la stessa soglia che l’Inps stabilisce per l’assegno di maternità.

Intanto incominciamo ad escludere le coppie sposate, visto che i redditi si cumulano, e già 1500 euro al mese bastano per sforare. Poi, essendo a graduatoria, a vincere sono gli Isee zero. Cioè, in automatico tutte, e diconsi tutte, le profughe a cui sia riconosciuta la protezione internazionale. Ricordo che persino per l’Europa, siamo troppo generosi con questa forma di aiuto. D’altronde in Italia siamo sempre generosissimi con i soldi degli altri. Ormai è tradizione, potremmo dire. Subito dopo, è assai prevedibile, verranno le ragazze madri. Anche qui, le ragazze madri Italiane rientrano nel reddito dei genitori. Che, statisticamente, supera i 17 mila euro l’anno. Basta una casa, talvolta, per riuscirci. Indovinate quale categoria di ragazze madri non li supera? Ecco, appunto. Quello che non si cumulerà, ovviamente, visto che non si tratta di redditi, sono gli altri sussidi. E chi ha accesso, prevalentemente, a questi sussidi? Sì, ecco, appunto. Sia chiaro: se vogliamo dire che in questo paese i figli non li fanno gli Italiani, quindi tanto vale escluderli da queste scelte, io lo ritengo legittimo. Non lo ritengo, magari, giusto, ma legittimo di sicuro. È una scelta politica, di cui, però, ci si dovrebbe ritenere responsabili e dichiararlo. Lasciando agli elettori decidere sulla correttezza. Invece, come sempre, ci si nasconde dietro un dito. Che, almeno in questo caso, rischia di essere il medio.

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