Carte false nel congresso PD

Economia e Politica

Milano 3 Marzo – Via il dente, via il dolore: almeno loro un congresso lo fanno. Sofferto, confuso, antico, paludato e forse truccato, ma pur sempre un congresso. Alcuni di noi hanno vissuto decenni senza questo piacere. Io in tredici anni di militanza ne ho visti solo due. In ogni caso, il PD ha un problema di trasparenza interna. E questo perché, di fondo, non ha mai voluto accettare il passaggio dal vecchio al nuovo. Il modello delle primarie ad ogni livello ha atrofizzato i vecchi meccanismi congressuali, rendendo le operazioni decisamente più farraginose. E dividendo il partito in due. Il popolo delle primarie e i difensori delle sezioni. Aprendo così lo squarcio che ha portato alla scissione. Appena il popolo politico si è reso conto che in cambio dei soldi si poteva avere qualcosa, il numero di tesserati è crollato. Io non credo dipenda da Renzi. Dipende dal mercato. La maggior parte dei tesserati non ha mai “usato” le sezioni. Talvolta le ha subite, ma non erano roba sua. Quando ha scoperto che poteva pagare solo per vedere il film, saltando i prossimamente, i documentari e la fila alla cassa ha anche realizzato che gli piaceva molto di più quel sistema. Questo, però, ha creato nella sinistra un problema inedito per loro: 1. uno scollamento da un elettorato che non potevano più contare e 2. una serie di problemi di gestione del quotidiano, un’atrofia della mentalità dell’assise permanente. Così. Costretti ad improvvisare un congresso su due piedi, la bomba è esplosa. Badate bene: il problema non sono i signori delle tessere, nati esattamente due secondi dopo che qualcuno ha deciso di far pagare la militanza. Quelli ci sono sempre stati. Ma la cosa non finiva in tribunale né, spesso, sui giornali. La gestione di un partito non consiste nella mitologica trasparenza totale. Che è impossibile. Né nel meccanismo per cui ognuno paga il suo. Perché anche questa è leggenda. No, è un meccanismo, delicatissimo, di compensazione tra poteri, persone e statuti. L’esplosione degli scandali di Napoli, Caserta e Lecce è un indice di debolezza strutturale. O di sabotaggio.

Sapete, chi se ne va, magari non avvelena i pozzi, ma un paio di sassolini dalle scarpe se li leva. E se chi se ne va è anche chi, storicamente, quelle sedi le teneva aperte, i sassi potrebbero innescare valanghe. E squarciare veli di ipocrisia pesanti come sudari. Io, per esempio, sospetto che questo sarà l’ultimo congresso vecchio stile. Perché, dopo la vittoria di Renzi, il suo ultimo atto prima che la magistratura lo spazzi via, sarà di trasformare le consultazioni in gigantesche primarie continue. Ma forse sbaglio. In ogni la campagna congressuale PD è iniziata. Ed il primo, pesantissimo, effetto è che non saremo governati per due mesi. Visti i precedenti, comunque, non può che essere un buon segno.

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