Milano 2 Febbraio – “Editto razziale, bando anti-islam, gesto contro l’umanità, decisione incostituzionale, azione disumana. Non si parla d’altro da qualche giorno, e addirittura le prefiche e i profeti di sventura dei quali abbondano le televisioni nazionali, con posto sul podio per il Tg3 dolentissimo, ma ambiscono al premio anche La7 e SkyTg24 dimentica di appartenere al trumpiano Murdoch, già si consentono di parlare di un impeachment veloce veloce, al massimo in settembre, e lo scandalo sarà dimenticato. Sulla decisione del presidente Donald Trump di bloccare per tre mesi l’ingresso a coloro che provengono da Iran, Iraq, Siria, Libia, Yemen, Sudan, si è scatenato il buonismo del salotto radical chic mondiale ma sgomitano anche i moderati di professione e i liberali de’ noantri.
I Paesi su cui Trump dispone nuove norme nel suo ordine esecutivo sull’immigrazione, corrispondono a una selezione fatta dall’amministrazione Obama in due fasi dell’applicazione del Terrorist Travel Prevention Act del 2015 (poi ampliato nel 2016). Sono Paesi da cui proviene il terrorismo, anche l’Iraq che è un alleato, perché non controlla il suo territorio. Obama firma il Terrorist Travel prevention act il 18 dicembre del 2015 perché quei Paesi erano stati esaminati dalle agenzie di sicurezza di intelligence americane. Certamente non rappresentano l’Islam, perché l’Islam è pari a 1,7 miliardi di persone, è bene ricordarlo. Obama fermò anche per sei mesi il processo di accoglienza dei rifugiati dall’Iraq, ed è inutile raccontare che non fu un vero blocco ma solo un rallentamento. Tre mesi non sono un tempo lungo, se vengono utilizzati per rivedere alcune regole di ingresso che nel frattempo vengono considerate troppo permeabili soprattutto dopo ripetuti atti di terrorismo”, scrive Maria Giovanna Maglie su L’Intraprendente. Nuove norme con motivazioni reali, di prudenza, contro un fenomeno che ha creato morti e continua a minacciare l’occidente. Ma che dire del divieto d’ingresso agli israeliani in Algeria, Bangladesh, Brunei, Iran, Irak, Kuwait, Libano, Libia, Malesia, Oman, Pakistan, Saudi Arabia, Sudan, Siria, Eau, Yemen? Sedici Paesi a cui è proibito accedere se sei israeliano. Muri invisibili che non fanno né Storia, né notizia. Non commuovono le anime buoniste e progressiste, non ispirano marce di protesta, non fanno scorrere litri d’inchiostro, non sono percepiti come violazioni dei diritti fondamentali. Eppure sono divieti illimitati, senza scadenza temporale, senza alcuna giustificazione, vengono da un ancestrale odio contro gli ebrei che a parole tutti condannano, gridano ingiustizia e inciviltà.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano