E il Jobs Act diventa preistoria: senza lavoro 4 giovani su 10

Economia e Diritto

Milano 2 Febbraio – Che il Jobs Act fosse un bluff era nell’aria da tempo. E se la disoccupazione cala in tutta Europa, l’Italia resta maglia nera con il 40% di giovani disoccupati. Osserva Fabrizio De Feo su Il Giornale “Va all’Italia la maglia nera per la disoccupazione nell’area-Ue. Una situazione preoccupante, tanto che più che con il passare del tempo si va sgonfiando la bolla della decontribuzione finanziata dal governo Renzi, senza che l’investimento di soldi pubblici abbia davvero invertito una tendenza tutt’altro che positiva.

I dati sono inconfutabili. A dicembre il tasso di disoccupazione nella zona euro è risultato in calo al 9,6% dal 9,7% di novembre e rispetto al 10,5% di dicembre 2015. È il tasso più basso dal maggio 2009. Nell’area Ue il tasso di disoccupazione è all’8,2%, stabile rispetto a novembre e in calo rispetto al 9% di un anno prima. Per la Ue si tratta della percentuale più bassa da febbraio 2009, secondo quanto rileva Eurostat. In Italia, invece, il tasso di disoccupazione a dicembre non scende, anzi resta stabile al 12% rispetto a novembre e in rialzo rispetto all’11,6% di un anno prima: è il solo grande Paese in cui la disoccupazione a dicembre è aumentata. L’Istat segnala che la stima dei disoccupati è in aumento su base mensile dello 0,3% (9 mila unità). Disoccupati in crescita del 2,6% (78 mila unità) anche nel periodo ottobre-dicembre. La situazione peggiore risulta essere quella dei giovanissimi: a dicembre il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è pari al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Inoltre il nostro tasso di occupazione è inchiodato al 57,3%, in fondo alla classifica europea. Insomma l’Italia, per dirla con Renato Brunetta, «si avvicina pericolosamente agli ultimi vagoni del convoglio invece di agganciare i primi».

Un piccolo record lo mette a segno la Germania dove il tasso di disoccupazione scende dal 6% al 5,9% a gennaio, il livello più basso dalla riunificazione. Gli analisti si aspettavano che restasse fermo al 6%. Il numero dei disoccupati scende di 26.000 unità su base destagionalizzata rispetto a dicembre. Una analisi interessante dei dati italiani arriva da Francesco Seghezzi, ricercatore del centro studi Adapt. «L’effetto della decontribuzione al 40% è stato nullo sul secondo semestre 2016» scrive su Twitter. «Nel 2016 c’è stato un boom di lavoratori a termine, sono 155mila in più, con una crescita del 6,6%. Questo è il vero macigno sul Jobs Act. In sintesi: boom annuale del lavoro a termine e degli over 50. Tutto con 20 miliardi spesi per la decontribuzione».

Le voci della politica, con l’eccezione del Pd, sono unite nel lanciare un grido d’allarme. Per Renato Schifani «la disoccupazione giovanile oltre il 40% chiude per sempre il ciclo delle bugie della sinistra che in questi ultimi anni ha infarcito il Paese di retorica sull’utilità del Jobs Act». Per Renato Brunetta «il dato congiunturale di nuova occupazione è di 1.000 unità, cioè prossimo allo zero. Nell’ultimo trimestre vi è addirittura una flessione negli occupati (-5mila)». Per la Lega «il fallimento del Jobs Act è sotto gli occhi di tutti», per i grillini «l’unico 40% del Pd è quello della disoccupazione», per Gianfranco Librandi, deputato che siede in maggioranza, «anziché discutere di elezioni anticipate, sarebbe opportuno concentrare tutte le attenzioni sulla vera emergenza nazionale: la disoccupazione giovanile»

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