Multe: pochi e maledetti, ma subito

Milano

Milano 7 Gennaio – Noi, nel nostro piccolo, lo abbiamo sempre detto: le multe, a Milano, servono solo a fare cassa. Non rendono la circolazione migliore, non salvano vite e non educano nessuno. Consentono al Comune di mettere insieme un bilancio in cui trovare i soldi per ringraziare gli amici del giaguaro per la grazia ricevuta, tra le altre cose. Insomma, servono a fare cassa. Ma finché a dirlo eravamo noi, era il parere di minoranza. Adesso rischia di diventare la linea ufficiale di Palazzo Marino. Premessa vitale che usualmente non si fa. Le multe sono difficilissime da riscuotere, perché a Milano non le prendono solo i Milanesi, che solitamente e puntualmente le pagano. Ma vengono prese anche da cittadini di altri Comuni, e lì la cosa si complica. Ma vengono prese anche da tanti stranieri. In questi anni la situazione è migliorata, va detto, ma per il passato quei soldi non li vedranno mai. Come è assai difficile che vedano i soldi delle multe prescritte (la maggior parte di quelle ante 2006) e di persone a basso reddito, con capacità difensiva ed in genere di chiunque sia più lontano di Cinisello. Quindi, su ottocento milioni di euro, sì, ottocento milioni di euro pre 2010, si stima che se ne recupereranno circa dieci. Sì, dieci. E per farlo si dovrà rinunciare a more, sanzioni, ricchi premi e cotillions. Che, diciamocelo, non è un dramma, ma è un calare la maschera. Che per questi signori copre la medesima parte anatomica coperta dalle braghe per gli altri essere umani. Non gliene frega nulla dei principi, devono solo trovare soldi per continuare le corse degli autobus vuoti, altrimenti a Monguzzi prende il magone ed alla Pirovano una crisi di rabbia anticapitalistica. Per scongiurare questa triste evenienza, l’assessore Tasca lancia un proclama direttamente dalla nuova Cuba in piazza La Scala:

“Il senso dei vari provvedimenti sulla morosità va nella stessa direzione: è giusto che chi ha un reddito più alto finanzi, con le tasse e con rette più alte per i servizi, il welfare collettivo. Ma è altrettanto giusto avere la certezza che chi non paga lo fa perché davvero non può, non perché conta su sanatorie o sui tempi lunghi della burocrazia”

Ecco, nel caso vi steste domandando cosa diamine voglia dire tutto questo vi ho approntato una comoda traduzione socialismo-Italiano:

“Il senso di quello che vogliamo fare è la solita, triste, inutile vendetta sociale che non ha portato alcun frutto positivo in 70 anni. Ma noi non demordiamo. Continueremo far pagare il nostro delirio collettivistico a chi produce, per finanziare le categorie che, di volta in volta, ci inventiamo siano povere. Ed nei cui ranghi potranno comodamente nascondersi quelli troppo furbi per pagare. Poi, per dare la caccia a questi parassiti assumeremo personale, creeremo leggi più restrittive, stanzieremo altri soldi. Ma questi soldi andranno controllati quindi assumeremo personale, creeremo leggi più restrittive, stanzieremo altri soldi. Poi però molti di voi saranno diventati poveri ed andranno sussidiati quindi assumeremo personale, creeremo leggi più restrittive, stanzieremo altri soldi. Ed infine, quando anche l’ultimo produttore di ricchezza sarà crollato per terra, finalmente, avremo eliminato la disuguaglianza. Sarete tutti pezzenti uguali davanti a noi, che, naturalmente, come i porci di Orwell, saremo più uguali di voi”.

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