Le espulsioni vere e gli accordi per i rimpatri sono la soluzione

Fabrizio c'è Politica
Milano 24 Dicembre – Perché una bestia come Anis Amri ha puntato sull’Italia dopo aver compiuto la strage al mercatino natalizio di Berlino? Gli inquirenti accerteranno se aveva qui complici e coperture, come appare probabile.
Ma il tunisino aveva comunque ben chiaro che l’Italia è un paese dove la certezza delle pene è un miraggio.
Ripercorriamo la sua vita perché è veramente un caso istruttivo di come la nostra politica di accoglienza sia sbagliata.
Amri sbarca a Lampedusa dopo essere stato ripescato da un barcone. Non è un profugo di guerra perché in Tunisia non ci sono conflitti né guerre civili. Portato al Cie di Caltanissetta si distingue per aver  dato subito  vita a rivolte e danneggiamenti. Per questo finisce in carcere, dove si radicalizza e cerca di fare proseliti all’islam più estremista. Scontata la pena viene munito di provvedimento di espulsione, ma non torna in Tunisia perché nessuno ce lo accompagna. Vaga per l’Italia e l’Europa. Dopo l’attentato ha viaggiato sugli intercity di Germania, Francia e Italia senza problemi.
Uno con questa storia è normale che ritenga l’Italia un gruviera, dove tutto si può fare senza che nessuno ti presenti il conto.
Ora, dopo aver ringraziato i ragazzi della Polizia che per 1300 euro sfidano animali di tal fatta dimostrando coraggio e professionalità,  chiediamoci: è cosi difficile, almeno per casi come Anis Amri reintrodurre il reato di immigrazione clandestina e il rimpatrio forzoso? Siamo sicuri che, per esempio legando il rimpatrio a un rimborso generoso di spese amministrative, il Governo Tunisino non se lo sarebbe ripreso?
Dalla fine del Governo Berlusconi (2011) i Ministri dell’Interno però si occupano solo di finanziare le strutture di accoglienza e non i rimpatri coatti. Ma, visto che spendiamo circa 4 miliardi l’anno per tale attività, non sarebbe meglio ingolosire i governi dei paesi del terzo mondo pagando un lauto rimborso a chi si riprende, collaborando al rimpatrio, queste autentiche bombe sociali?

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