Il (vero) potere sta nelle deleghe: comanderanno i soliti noti

Politica

Milano 15 Dicembre – In un’interessante analisi del potere  nel governo Gentiloni, Claudio Cartaldo su Il Giornale spiega quali siano e a chi siano in mano oggi come ieri le deleghe che contano e determinano il comando. Proponiamo di seguito l’articolo: “Nella Prima Repubblica lo sapevano bene ministri e sottosegretari, parlamentari e segretari di partito: con i vecchi giochi di Palazzo si può facilmente appagare la sete di potere di molti e spostare le leve del governo lasciando invariate le poltrone.

Basta assegnare accuratamente le deleghe.

Ed è proprio su queste che si è concentrato il segretario del Pd nel fare le sue richieste al nascituro governo Renzi. Pardon, governo Gentiloni. A parte la promozione di Angelino Alfano dall’Interno agli Esteri, infatti, la creazione dei ministeri senza portafoglio allo Sport (Lotti) e al Mezzogorno (Claudio De Vincenti) rientra proprio in questa strategia: modificare qualcosa per fa sì che nulla cambi. E che il governo rimanga saldamente nelle mani del “giglio magico”.

A comandare quindi saranno sempre i soliti noti. Luca Lotti allo Sport potrà controllare l’operato del governo direttamente in Consiglio dei Ministri, permettendo a Renzi (di cui è fedelissimo amico) di sedere al tavolo con Gentiloni senza nemmeno spostarsi da Pontassieve. Ma soprattutto l’ex sottosegretario avrà la delega al Cipe, il Comitato per la programmazione economica. Cosa significa? Che sarà lui a dare il via libera a tutte le spese strategiche. Infine avrà quella all’editoria, la cui riforma è stata appena approvata e lui dovrà occuparsi di tutti i decreti attuativi.

Dall’altro lato c’è Maria Elena Boschi. L’ex ministro per le riforme è voluta rimanere a tutti i costi a Palazzo Chigi e Renzi nell’accontentarla ha deciso di poterla sfruttare per controllare l’agenda del Consiglio dei Ministri. Con il ruolo di sottosegretario alla Presidenza, infatti, c’è chi dice che di fatto abbia la “delega al sì e al no”. In sostanza, scrive il Corriere, parteciperà a tutte le riunioni del governo, controllerà Gentiloni e pure Lotti. Deciderà l’agenda e sarà un vicepremier di fatto. Il potere assoluto di Maria Elena sarà ancora più forte se l’uscente Tommaso Nannicini non verrà sostituito e lei dovesse così rimanere l’unico sottosegretario. Un’anomalia da non escludere.

Per quanto riguarda la delega ai fondi Ue, invece, a incassarla è Claudio De Vincenti col ministero per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno. Parliamo di circa 115 miliardi di euro, mica bruscoli. Marco Minniti, invece, salendo agli Interni potrà gestire l’analsi strategica all’antiterrorismo (Casa) e di fatto potrebbe continuare a gestire insieme a Gentiloni pure i Servizi Segreti, che ha guidato fino a ieri con la delega concessagli prima da Letta e poi da Renzi. Fedeli, fedelissimi e con le deleghe giuste. Sembra proprio che il “giglio magico” non sia mai uscito da Palazzo Chigi.”

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