Cosa ci insegna la vittoria di Fillon alle primarie

Esteri

Milano 24 Novembre – C’è vita nel centrodestra. Dove, per centrodestra, si intende un’area moderata nei modi, radicale nei valori, conservatrice socialmente e liberale economicamente. Beh, sì, almeno in Francia. Probabilmente quello delle primarie Parigine è stato un voto di reazione, una reazione vitale, partecipata, democratica, dove a cataratte di pioggia hanno risposto fiumi di elettori per votare il candidato dato perdente alla vigilia. Il vaso di coccio tra vasi di ferro. Fillon era, ed è, un mistero in casa Transalpina perché guarda oltre Manica. Consentitemi un breve passo indietro. L’economia Francese è un colosso dirigista. E come tutti i colossi dirigisti sta morendo, schiacciata dal proprio peso. Fillon ha pensato ad una dieta ferrea per lo Stato, tagliando 500 mila posti di lavoro nel pubblico, 50 miliardi di incentivi alle imprese e la patrimoniale per i ricchi. In politica interna crede in un programma di quote per l’immigrazione. In sostanza è un candidato che fonde in sé De Gaulle e la Thatcher. Ed è più o meno un marziano, nell’agone Francese. E forse un extraterrestre è quello che ci vuole nella contesa 2017. è assai probabile, infatti, che lo scontro sarà tra destra e sinistra, quanto tra Gollisti e Lepenisti. Ed, a quanto pare, i Gollisti non giocheranno sicuro basandosi sull’antico e consolidato schema di conventio ad exscludendum contro la Le Pen. Se avessero voluto questo Juppè, con una piattaforma molto più classica, sarebbe stato il candidato migliore. Nè, a sorpresa, contesteranno la candidata del Front National sul suo terreno, scegliendo Sarkozy, escluso addirittura al primo tempo. No, gli elettori di centrodestra lasciati, gloriosamente, liberi di scegliere hanno preferito il nuovo, il taglio netto col passato. Hanno scelto la libertà, come responsabilità sociale e come rottura delle catene in economia. Ed è stata una marea imprevista e bellissima, invidiabile, potremmo dire. Questo è stato il primo turno, ce ne sarà un secondo. Potrebbe cambiare, ma è improbabile, Sarkozy ha scelto di convergere su Fillon, suo fedele ex primo ministro. I due, sommati, fanno i due terzi dell’elettorato, a spanne. Però, vista la novità del formato non ci sono certezze su cui contare.

In ottica elezioni, Fillon ha anche un’altra particolarità: è molto cattolico. E questo in Francia, patria del laicismo moderno, è un’altra novità. I Le Pen hanno flirtato col voto cattolico, ma hanno preferito ignorare alcune delle istanze dei fedeli per continuare ad utilizzare l’arma laica contro l’Islam. Sarà interessante cosa ne farà un cattolico vero. In sostanza ci aspettano mesi di dibattito vero in cui gli elettori, lasciati liberi di esprimersi, hanno fatto la cosa più normale e rivoluzionaria della storia. Hanno cambiato la classe dirigente. E senza grossi drammi o contestazioni. Un sogno.

Luca Rampazzo

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