Quell’Europa che fa male a Milano

Esteri

Milano 18 Novembre – Il femminicidio è una cosa bruttissima. Molte volte si manifesta con il pensiero ossessivo di “o mia o di nessuno”. Questa logica malata è quella che i paesi dell’Unione Europea stanno applicando alla Gran Bretagna post Brexit. Ne abbiamo avuto una prova tangibile ieri quando un tronfissimo Calenda ha cominciato ad obiettare a Boris Johnson che l’uscita gli avrebbe precluso il mercato comune. Al che il Ministro Inglese gli ha fatto notare che noi avremmo potuto giocarci le esportazioni di prosecco in Inghilterra, che sono qualcosa di vagamente rilevante, visto che il settore vitivinicolo di esportazione vive. Al che l’arguto Calenda ha voluto metterci il carico, minacciando di bloccare l’esportazione di Fish and Chips in ben 27 paesi. Immagino già i brividi di terrore di Johnson. Qualcuno dovrebbe spiegare a Calenda che no, pesce e patatine non sono un prodotto da esportazione. E qualcuno deve rendere conto a voi, cari lettori, della grandezza dello sfondone che abbiamo prodotto in quella sede. L’ovvio di quel che voleva dire il nostro rappresentante è lampante. Possiamo farvi del male fisico. Rovinarvi l’export. Crearvi una crisi senza precedenti. Il meno ovvio della conversazione è che Johnson conosce il nostro export, e le sue debolezze, molto meglio di quanto Calenda non conosca l’economia Inglese. La conosce, in un negoziato, è tutto. Il secondo punto meno evidente è che, a fronte della nostra minaccia originale che riguarda il mercato unico, gli Inglesi hanno dimostrato di non intendere piegarsi. Questa minaccia riguarda l’immigrazione. L’Inghilterra non intende più mettere a disposizione dell’Europa il suo welfare. E questo è, a dir poco, sacrosanto. Solo che i nostri governanti proprio non ci arrivano. I primi che chiuderanno un accordo “welfare zero” per i propri emigranti avranno una posizione di favore nel dopo Brexit per trattare con Londra. E Londra è un partner, per le economie Italiane più sviluppate d’Italia, tipo Milano, assolutamente appetibile. Facciamo un esempio concreto. Mettiamo, ad esempio, che alle imprese Inglesi sia proibito o sia reso assai difficile commerciare in Europa. E se noi ci accordassimo per fornire loro una sede fiscale Europea? Magari a tasso di favore? Per Milano, meta più probabile del loro insediamento sarebbe una manna.

Ma sarebbe una manna anche per gli emigranti a più alto tasso di competenza, quelli che l’UK vuole e che mai caccerebbe. Quindi, Calenda, ben lungi dal difendere l’orgoglio nazionale, sta facendo a Milano un danno enorme, non certo compensabile da qualche agenzia Europea trasferita sul suolo dell’Expo. Forse. Perché mica ne siamo certi. Quello di cui siamo certi è che stiamo facendo dei danni idioti a due economie per la difesa di un principio, quello dell’indissolubilità dell’Unione che appartiene più al mondo del crimine organizzato che non a quello delle libere istituzioni.

Luca Rampazzo

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