Ha vinto Trump, come vi avevamo detto oltre un anno fa

Esteri

Milano 9 Novembre – Potevamo rititolare nella medesima maniera: Fermi tutti, abbiamo un vincitore. Non vogliamo vantarcene. Ma è andata esattamente come vi abbiamo documentato in questi anni. Washington 2016 come Roma 1994. Ha vinto lo zio Silvio d’America. Molto più appariscente, esagerato, meno signorile, ma è Silvio ancora ed ancora. Queste Usa sono state le più eclettiche, originali, geniali e Mediterranee delle elezioni nella storia di un grande Paese. Hanno votato per Trump i bianchi, gli operai, i dipendenti e la middle class. Per Hillary non hanno votato compatte le minoranze. Il Confine col Messico, con l’eccezione di Nuovo Messico e California, è rosso e favorevole al muro. Al netto di complesse ed alchemiche indagini post elettorali, un risultato del genere è impossibile senza l’avallo della comunità ispanica, che si è dimostrata tutto meno che compatta. Ha perso il mondo che abbiamo conosciuto nei due decenni che vanno dall’ultimo mandato di Reagan all’ultimo di Obama. Perde il Consensus post muro di Berlino, ovvero interventismo estero, fiducia nella democrazia come la bomba h del nuovo millennio e la certezza che il peso del governo del Mondo ricada sulle spalle del governo Usa. Crolla il mondialismo come ancora di salvezza economica e metodo di gestione delle crisi globali. Torniamo all’America First, all’isolazionismo, all’idea di uno schema di alleanze in cui altri regimi forti, come la Russia di Putin, non sono nemici, ma utili alleati. Lo spazio internazionale non è più un asset da gestire, ma un grande costo da ripartire su quanti più soggetti possibile. In economia si abbandona lo Stato assistenzialista e bancarottiere Obamiano. Ma anche di Bush.

E sulla scena politica sale un movimento politico che è conosciuto come alt right. Ma che corrisponde alla destra classica nostrana. Nazionalista, non liberale, isolazionista, anti globalista. Si pensava che non potesse mai vincere negli Stati Uniti. Si pensavano molte cose, prima di questa notte. Ma domani, oh domani alcune delle più assurde di esse diverranno realtà. Pensate, al momento in cui scrivo, alle 8:06 di mattina, la Clinton rifiuta di accettare la sconfitta. Si aggrappa, per bocca del portavoce, ad improbabili riconteggi. Che non ci saranno. Che non cambierebbero nulla. E servono solo, evocati alla fine della notte, a restituire il favore a Trump che aveva rifiutato di accettare il risultato delle elezioni. È finito. È finito un mondo. Il mondo, così mirabilmente riassunto da Spider Man, primi anni 2000, che diceva che a grandi poteri corrispondono grandi responsabilità. È la vittoria dell’America di Razzi, dove, l’importante, sempre e comunque, è sapersi fare i razzi propri.

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Luca Rampazzo

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