Su Fo e Caprotti si rivede la solita vecchia sinistra

Politica

Milano 14 Ottobre – Non ha fatto a tempo a chiudere gli occhi nel beato sonno della morte (beato glielo auguriamo, quanto meno) che su Fo era partita la corsa ad intitolargli qualcosa. Se non una via o una piazza, visto che la legge impone il rispetto dei dieci anni, uno stabile, un manufatto, un parco. Qualsiasi cosa. Purché fosse. Purché non si perdesse nel vento la memoria del grande patriarca della sinistra al caviale. Ed indovinate un po’? Il Centrodestra, più di tanto non si è scomposto. È giusto, direte voi. E lo è vi risponderemmo noi. Quello che è profondamente, direi antropologicamente ingiusto, è quello che è successo con Caprotti. Da noi non ci sarà nessuna Pirovano che si alza in piedi, quale novella maestrina dalla penna rossa, a dire che no, nemmeno la morte può emendare la colpa primigena, ovvero l’essere uno sporco nemico di classe. No, nemmeno lei ha usato queste parole, ma se evitiamo il Farisaismo d’accatto di certo la sostanza del discorso non si è discostata di molto da là. Eppure, oltre ad una punta polemica di Brunetta, che però ne aveva ben d’onde, visto quel che il maestro ebbe a dire della sua statura e della sua malattia, nessuno ha aperto il libro della storia alla morte del Nobel. Abbiamo tutti accuratamente sorvolato sul suo fiancheggiamento al terrorismo rosso, sull’aiuto fornito a Lollo, il macellaio dei fratelli Mattei. Nessuno dirà che nulla va dedicato ad un Repubblichino che andava a caccia di Partigiani fino al giorno del tradimento della Repubblica. Quella Sociale. E nemmeno diremo che, essendo un Grillino, contro il sistema aveva deciso di schierarsi, quindi dedicargli la casa Liberty, ad esempio, sarebbe ridicolo oltre che ingiusto. Non lo faremo, perché, giusto o sbagliato che sia, per noi la morte conclude la guerra e si può dedicarsi alla memoria della grandezza. Certo, Fo non apparterrà mai al nostro pantheon, ma noi, a differenza della Pirovano, non abbiamo la pretesa che di pantheon debba esisterne solo uno. Il nostro. Abbiamo vissuto troppo a lungo esclusi dal consesso civile per voler infliggere la medesima condanna agli altri. Venerate Fo, se lo volete, non ve lo impediremo.

Siete voi a volerla prendere con Caprotti persino dopo la morte. Certo, a lui nessuno ha mai conferito un Nobel. Ed anche se lo avessero fatto, non lo avrebbe mai ritirato. Avrebbe significato perdere una giornata di lavoro immotivatamente. Per questo, dopotutto, credo che più di tanto non gli importerebbe di vedersi dedicata una via. Già in tutto il Nord la sua creatura, Esselunga, è un monumento al suo nome. Infatti, molto più egoisticamente, non lo volevamo fare per lui. Ma per noi. Scriveva Tolkien in una delle sue lettere personali che, quando passa un ufficiale, noi non ci togliamo il cappello per lui. Non gli fa, dopotutto, alcuna differenza quella forma di deferenza e rispetto. Lo facciamo per noi, è a noi che ne fa. Ed allora, se la giunta Sala fosse minimamente accorta, dedicherebbe la Palazzina Liberty a Fo, ed un parco a Caprotti. Per dimostrare la propria grandezza- prima di tutto e soprattutto a quelli che al suo interno restano dei nani invidiosi dei giganti, troppo orgogliosi per salire sulle loro spalle e guardare, primi del loro popolo, sorgere il sole.

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