La strana storia degli insegnanti di sostegno

Politica

Milano 23 Settembre – Non è facile parlare della didattica di sostegno ai disabili. Perchè, da anni, si denuncia un abuso sistematico di questo mezzo di aiuto ai ragazzi disabili. Ne parlò, tra i primi, Gian Antonio Stella nel 2010 sul Corriere della Sera. E l’argomento è tornato di attualità in questi giorni in Lombardia, dove mancano i docenti ed in Sicilia dove ce n’è un accesso. In mezzo una situazione manicomiale. Facciamo un passo indietro. La Buona Scuola si propone di assumere i docenti. Farli uscire dal precariato. La cosa pare piacere, ma ci sono alcuni problemi. Non mi addentrerò nei tecnicismi, che credo poco importino a chi non fa parte di quel mondo. Il risultato è che i docenti sono fisicamente del Sud ed i bambini fisicamente al Nord. Solo che gli insegnanti non hanno, in molti casi, alcuna voglia di muoversi dal Sud. Dove, a tutta evidenza, non si deve vivere così male. Esclusa l’ipotesi di trasferirvi i bambini dal Nord, uno Stato inesistente, pasticcione e sotto ricatto dai gruppi di pressione ha scelto la strada storicamente che gli apparteneva di più. Si è indignato, sdegnato ed ha gettato la spugna con gran dignità, parafrasando De André. Tutti a casa gli insegnanti Siciliani. Tutti a casa i bambini disabili Lombardi. Certo, è un’esagerazione, ma ogni bambino disabile che non ha un insegnante di sostegno in Lombardia rischia di dover cercare le radici del problema da tutt’altra parte.

Qui dobbiamo capirci su un paio di problemi. Il primo è la mobilità nazionale. Scusate se vado giù pesante, ma a me delle famiglie lasciate al paese importa tra il poco ed il nulla. So che è dura da accettare, ma se vuoi fare il lavoro di insegnante e la cattedra libera è al Nord, hai ben due scelte. Rinunciare al tuo lavoro o rinunciare alle comodità della tua vita. Perché l’alternativa è che i bambini rinuncino ad un servizio di qualità. E questo è francamente inaccettabile. Soprattutto se a rimetterci sono i bambini disabili. Era già intollerabile che si parlasse di deportazione quando i docenti vincevano cattedre al Nord. Come si Milano fosse Buchenwald e Torino Aushwitz. Come se per arrivarci i docenti fossero messi su carri piombati. Ma che adesso si scopra che al Sud c’è un eccesso di docenti di sostegno ed al Nord un eccesso di studenti disabili supera il ridicolo ed entra nel dramma. Il dramma dei bambini lasciati indietro. Il dramma di una lotta sindacale fuori tempo massimo, condotta contro al realtà e che lascia come vittime sul terreno i corpi ed i sogni spezzati degli alunni.

C’è un’alternativa. Licenziate chi sta sabotando il sistema e fate entrare i giovani. Oppure, più semplicemente, senza cacce alle streghe ed epurazioni di massa, privatizzate tutto. Fornite un assegno alle famiglie per l’educazione e poi che lo spendano come vogliono. E vedrete se in due anni non risolviamo il problema dello squilibrio.

Luca Rampazzo

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