Negozi di periferia mangiati da tasse e crisi

Milano

Milano 30 Agosto – Oggi tenere aperto un negozio, soprattutto in periferia, è una missione, più che una professione. Uno dei maggiori segnali di questo è il valore degli affitti. Messa brutalmente, peggio vanno le cose, più i prezzi scendono. Ovviamente se gestire un negozio fosse particolarmente redditizio tutti vorrebbero farlo, quindi tutti vorrebbero affittare. I dati ce li dà Repubblica:

Nelle metropoli del Nord il quadro è stato meno fosco: Torino è la città italiana dove i canoni dei negozi hanno tenuto meglio perdendo “solo” il 12,9% dal 2009 a oggi, ma la ricerca sottolinea che nel capoluogo piemontese i canoni erano già più contenuti che altrove. “A Milano gli affitti commerciali si sono ridimensionati meno di altre grandi città seppur registrando un -22,4% nei sei anni analizzati. Qui il centro compensa il forte calo delle zone semicentrali e periferiche. A Bari i canoni degli esercizi commerciali sono scesi del 27,2%. Nella Capitale sono arrivati al 38,3% in meno, a Bologna hanno perso il 39,8% ma Firenze (42,4%) e Genova (44%) sono le città che sembrano aver risentito maggiormente della crisi”

Quindi, per riassumere, la crisi ci colpisce meno. Certo. Ma la media funziona come il pollo di Trilussa, per cui se io ne mangio due e faccio indigestione e tu digiuni risulta che ne abbiamo mangiato uno a testa. Siamo tutti felici che Montenapoleone regga, ma qui, in via Padova, la netta impressione è un’altra. La prima fase della desertificazione è stata la fuga degli Italiani. La seconda è la fuga degli stranieri. Almeno due bar nella zona nord est, a mia conoscenza, sono tornati ad Italiani. La concorrenza è spietata e disperata allo stesso tempo. Non si corre solo contro il tempo. Si corre anche contro le imposte. Negli ultimi sedici anni i Comuni, affamati da Roma, si sono rivalsi sui cittadini. Milano, fino a Pisapia, era come protetta. Ed infatti i dati all’inizio erano i migliori d’Italia. Poi è arrivata la piaga Arancione. E le periferie hanno pagato il conto. Pensate solo alla Cosap, la tassa sull’occupazione di suolo pubblico. Questa tassa impedisce l’espansione delle attività. Ed è stata il colpo di grazia Arancione. La desertificazione porta a svalutazione di intere zone. Per esperienza personale, ho visto morire un’intera via. Via Celentano, per la precisione. Ha chiuso circa metà dei negozi in meno di un anno. Metà. Su otto ne sono sopravvissuti quattro. Forse cinque, se Dio vuole.  Ecco dietro i numeri cosa si nasconde. E dietro le storie si nasconde un’amministrazione avida. Non sappiamo in cosa Sala differirà, se differirà. Di certo, a parte tutto, il tempo è sempre meno per salvare la piccola impresa.

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