Immigrazione: con Sala il degrado è un obbligo anche dove si tenta il recupero

Milano

Milano 16 Agosto – Via Giovanni Battista Sammartini (non San Martini come scrivono molti) è da sempre una di quelle strade di confine. Guardando la Centrale da piazza Duca d’Aosta, è la via che si dipana lungo il lato sinistro della stazione ferroviaria per circa 2 km. Fino al Naviglio della Martesana. Un tempo era una strada molto popolata. Vi si affacciavano i famosi Magazzini Raccordati. Posti sotto il rilevato ferroviario, ospitavano depositi e spacci di derrate alimentari. Fino agli anni Ottanta, quando vennero chiusi. Dopo decenni di abbandono e degrado, nei mesi scorsi, Grandi Stazioni, la società che gestisce gli scali ferroviari del Paese, ha iniziato un’opera di recupero di questi spazi. arcaPulendo le facciate e  ripristinando gli accessi. Il progetto prevede un riutilizzo per scopi culturali e commerciali. Un investimento di milioni di euro.
In contemporanea con tale opera di restauro, alla fine della strada, proprio di fronte dove un tempo esisteva il mercato del pesce, il comune ha deciso di ospitarvi un centro di accoglienza per immigrati. Anzi, un hub, come dicono le persone intellettualmente impegnate. Questo centro/hub è gestito dalla noto cooperativa Arca. Che, a fronte degli ormai mitici 35 euro, fornisce vitto e alloggio a questi immigranti. Che “scapperebbero” da guerre/fame/carestie/ecc.
Bene, attualmente la situazione è fuori controllo. Gli immigrati sono centinaia e all’interno della struttura non c’è più spazio neppure per uno spillo. Tantissimi dormono la notte in strada. Luogo dove espletano anche i loro bisogni corporali. Proprio negli spazi appena restaurati. Poi, la mattina, tutti in stazione a bivaccare tutto il giorno sdraiati sui prati. Con iPhone in mano e cappellino ultima moda in testa. La bella vita dell’immigrato.
profughi_immigrati_stazione_centrale-2Questa è la Milano di Beppe Sala. Distruggere quanto di buono era stato fatto per sottrarre zone della città al degrado. E imporre degrado a degrado. Nel silenzio dei milanesi ormai storditi dalla propaganda renziana che “tutto va bene” e “l’Italia è ripartita”. Speriamo di svegliarci presto da questo incubo. Non fosse altro che per rispetto al grande compositore italiano del 700 che vede il suo nome associato ad un indegno bivacco.

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