L’ex stand della Cina ad Expo abbandonato rifugio dei profughi in Centrale

Milano

Milano 7 Agosto – L’ennesimo caso di abbandono e di lungaggini burocratiche che diventa asilo “spontaneo” dei profughi in Centrale. Sara Bettoni riferisce sul Corriere “In caso di pioggia diventa un riparo per i profughi che affollano la piazza e che, sotto la tettoia a pagoda, sbirciano le fotografie esposte. Il City Pavilion davanti alla Centrale arreda la piazza, ma all’interno è privo di vita. «Mi aspettavo che la struttura venisse utilizzata di più» dice l’architetto Claudio Saverino, deluso per il destino dei «suoi» 360 metri quadrati di vetro, legno e metallo che affiancano la «Mela reintegrata» di Pistoletto, divenuta simbolo dell’«emergenza migranti». Saverino, dello studio Vudafieri Saverino partners, ha curato la realizzazione di questo ex padiglione della Cina per Expo. Nonostante la posizione strategica, però, ad oggi è vuoto, eccezion fatta per alcuni pannelli di una mostra fotografica sulle stazioni ferroviarie. Ma non è sempre stato così. Facciamo un passo indietro. Maggio 2015: apre i battenti il City Pavilion, progetto sino-italiano creato per aumentare la sinergia tra le due nazioni. È l’unico stand dell’Esposizione visitabile in centro città. Gode del supporto ufficiale delle municipalità di Milano e Shanghai. Da quel momento, la struttura ospita eventi legati alla moda, all’arte e alla cucina. Stefano Mologni, presidente della struttura durante il semestre, racconta il seguito. «Con la fine dell’Expo — spiega — lo spazio doveva essere smantellato, perché terminavano i permessi del Comune per rimanere sul suolo pubblico. Ma siamo stati contattati da Grandi Stazioni. La società era fortemente interessata al padiglione, da riutilizzare con fini commerciali».

Passa alla società del gruppo Fs. Il City Pavilion viene di nuovo montato in piazza Duca d’Aosta ma spostato di una decina di metri rispetto alla collocazione originale. Ospita subito un primo evento, un tour virtuale in collaborazione con un partner esterno. Da febbraio, la mostra sulle grandi stazioni. Ovvero, solo qualche scatto visibile dall’esterno. Ad aprile il padiglione riprende vita per la registrazione di una puntata di «Masterchef», il talent show televisivo per aspiranti cuochi. Poi, di nuovo i pannelli con le fotografie di stazioni. Fino a oggi. La società spiega che la struttura, per la quale ha pagato l’occupazione di suolo pubblico mista fino a fine anno, è un’installazione che segna la continuità con Expo e arreda la piazza. Pensata per il marketing — ma non per negozi «fissi» come quelli all’interno della stazione —, verrà affittata per eventi promozionali. Per ora, però, non c’è la fila.«Eliminare le strutture di servizio è stato un errore — commenta Saverino —. Lo spazio è meno appetibile». C’erano stati segnali d’interesse da parte di un ristorante giapponese, poi finiti in nulla. Forse per i servizi mancanti. Ma non solo. «Anche se è stato pensato per essere riutilizzato dopo Expo — continua l’architetto — il padiglione è comunque un oggetto temporaneo. Può avere ancora un paio d’anni di vita, non molto di più».

L’ex presidente della struttura Mologni spiega che i cambiamenti eseguiti sono dovuti alla necessità di seguire le norme, differenti per uno spazio temporaneo rispetto ad uno fisso. «Ma potrebbe essere riconvertito — continua —. Credo che i “ritardi” nel ripensare lo spazio siano dovuti ai cambiamenti interni a Grandi Stazioni e al bisogno di riprogettare tutta l’area». Intanto il tempo passa. E il City Pavilion, intatto e non vandalizzato nonostante la sua posizione difficile (come nota stupito l’architetto Saverino), aspetta di riprendere vita.”

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