Ci sono più occupati, ma sono autonomi e Renzi non c’entra

Economia e Politica

Milano 31 Luglio – È sempre la solita storia. C’è l’Istat, ci sono i dati su occupazione e disoccupazione, e poi ci sono i soliti due partiti in eterna battaglia. Da un lato quelli che «avete visto che le riforme del governo funzionano?». Dall’altro quelli che «avete visto che le riforme del governo non servono a niente?» I dati però, in quanto tali, non mentono. Basta leggerli. Nel mese di giugno il tasso di occupazione è salito dello 0,1% toccando il 57,3%. La disoccupazione giovanile è scesa dello 0,3% al 36,5%. Quella generale, invece, è aumentate dello 0,1% arrivando all’11,6%. Mentre gli inattivi (coloro che non lavorano e non sono in cerca di un’occupazione) sono scendi dello 0,1% al 35,1%. Detta così si potrebbe commentare che i segnali positivi sono più di quelli negativi. Anche perché nel secondo trimestre 2016, rispetto al primo, il tasso di occupazione è cresciuto dello 0,4%. Addirittura dell’1% se si confronta il mese di giugno di quest’anno con quello dello scorso anno. E Matteo Renzi, ovviamente, esulta: «Fatti non parole. Da febbraio 2014 a oggi l’Istat certifica più di 599mila posti di lavoro. Sono storie, vite, persone. Questo è il Jobs Act». Ma non è proprio così. La maggior parte dei nuovi occupati creati tra maggio e giugno, 78 mila, sono lavoratori autonomi. Mentre quelli con contratto a tempi indeterminato e determinato scendono, entrambi di 4.000 unità. Non solo, tra aprile e giugno i lavoratori a termine sono cresciuti del 2,6% mentre i «posti fissi» solo dello 0,2%. Insomma, uno può pensarla come vuole, amare il governo o odiarlo, ma ciò che appare evidente che non si tratta di occupazione stabile. Come se non bastasse la fascia di età che fa registrare l’incremento maggiore di occupati, +46.000, resta quella degli over 50. Di contro, nella fascia tra 25 e 34 anni, la disoccupazione è al 16,9% mentre la percentuale di inattivi è del 26,8%. La ripresa quindi, sembra essere ancora un miraggio, ma questo non impedisce ai partiti di evitare l’argomento, per concentrarsi per le reciproche accuse. E se il premier sottolinea che «per ogni dato positivo c’è sempre qualcuno che sembra essere triste», dal MoVimento Cinque Stelle arriva la replica dei portavoce delle Commissioni Lavoro della Camera e del Senato: «Abbiamo un presidente del Consiglio che esulta perché l’occupazione è aumentata dello 0,1% e perché il lavoro è più precario. Siamo veramente alla frutta». Sulla stessa linea, il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta: «Renzi esulta sui dati Istat ma non vede Eurostat, che conferma come il tasso di disoccupazione in Italia a giugno è di un punto e mezzo più alto rispetto alla media della zona euro (10,1%)». Citica anche la minoranza Pd, con il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, che indica come, se la tendenza del secondo trimestre «si dovesse confermare, diminuirebbe la qualità dell’occupazione e riprenderebbe vigore il lavoro precario». Anche i sindacati si dividono nell’interpretazione dei dati. Il segretario generale della Cisl, Anna Maria Furlan, si mostra ottimista: «Forse non basta, va fatto di più e non bisogna fermarsi, ma quando il dato positivo è positivo». Ma il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy attacca: «Il taglio degli incentivi alle assunzioni sembra aver portato a un sostanziale fermo dell’occupazione dipendente. Mi chiedo se il boom dei lavoratori indipendenti non sia una nuova ripresa del lavoro fittiziamente autonomo».
Luigi Frasca (Il Tempo)

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