Mafia: Sala, il commissario che poteva non sapere

Milano

Milano 7 Luglio – Berlusconi non poteva non sapere cosa succedeva in Mediaset. Persino quando non era Amministratore Delegato. Persino quando faceva ben altro. La famiglia Riva, all’Ilva, non poteva non sapere che aveva dei morti sulla coscienza. Anche se non lo sapeva. Anche se aveva comprato degli stabilimenti dallo Stato, fidando che non fosse una trappola. Si sono visti politici rispondere anche dei fatti dei subappalti, in nome dell’antimafia militante. Viene invocata la culpa in vigilando, di solito. Appare Cantone, l’arcangelo vendicatore dei buoni costumi di Renziana obbedienza e spara palle di fuoco e fulmini tonanti. Ovviamente tutto questo si ferma di fronte al Grande Intoccabile. Ogni onda, ogni tempesta, persino ogni schizzo si arresta ai piedi di Sala. Anche quando, come avviene oggi, si scopre che in Fiera Milano e nei padiglioni di Expo si muoveva la mafia. Tutto presuntivamente, sia chiaro. Ma presuntivamente si sono arrestati innocenti, si è messa la parola fine a promettenti carriere politiche, si sono compiute stragi di partiti. Sala, invece, è immune. La seconda cosa che la Boccassini ha detto, dopo la disamina dei fatti, è che il commissario non c’entra. Per carità, abbiamo deciso che vigilare non era tra i suoi compiti da un po’ di tempo. Sala ha un dono speciale per non vedere quel che non c’è da vedere. Per voltare le spalle a quello che non conviene. Per ignorare l’ignorabile, sempre, comunque e dovunque. E poi, con una innocenza al limite del melenso, venirci a raccontare che, beh, è importante tenere gli occhi aperti. E poi, ovviamente, dobbiamo felicitarci degli anticorpi che funzionano tempestivamente. Tempestivamente, secondo lui, è un anno dopo. Ed in effetti, ora che ci penso, non ha mica tutti i torti. È assai tempestivo che ci abbiano messo dodici mesi, se ce ne avessero messi undici, magari, ne avremmo parlato in campagna elettorale. Ma non si deve mai disturbare il conducente. E queste elezioni sono state costruite, montate e protette perché Sala non fosse mai messo in discussione. Dal bilancio alle carte sulle sue case. Dalle indagini sulla mafia sul Decumano fino a tutti i prossimi scandali. Perché ce ne saranno, è questo il senso delle parole di Sala. Anche a voler essere ottimisti, ci sono dei risvolti inquietanti nella intervista che Beppe ha rilasciato a Repubblica. Il primo, forse il peggiore, è che nessuno, in nessun momento, ha mai avuto una visione completa di cosa stava succedendo a Rho.

Il management, il vertice dell’organizzazione, era troppo, troppo distante dall’operaio. E non aveva alcun incentivo a controllare. Vi dirò di più: da quello che dice la Boccassini si evince che non dovesse nemmeno farlo. Non era tenuto a sapere cosa ci fosse che non andava, là sotto. Quindi il sottobosco non rispondeva alle fronde della grande quercia. No, gli alberi non sono scelti a caso, chiedete a Greganti se non siete forti in metafore botaniche. Quindi nessuno, con precisione, fuori dalle procure sa come si sia arrivati alla fine di Expo. E questo è allucinante. Soldi pubblici sono stati gettati in un pozzo di San Patrizio, nella speranza che da questo uscissero cose buone. Finora abbiamo solo estratto tangenti ed una cosca. Chissà quali cadaveri, metaforici, ci riserverà il futuro.

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