Milano 7 Luglio – Il “buonismo” del PD è diventato un gene del DNA ormai indistruttibile. Ovunque risiede e operi un tesserato del PD, là il buonismo senza se e senza ma è il motore della sua azione politica. La latitudine geografica non ha importanza, le necessità dei residenti passano in secondo piano, la visione del Paese reale diventa un optional e le priorità riguardano gli immigrati, i rifugiati, i profughi che, spesso, sono solo clandestini in attesa di farci fessi. A Milano sperimentiamo ogni giorno la legge buonista del PD, ma sapere che anche in Europa vince la perversione buonista, è preoccupante. Riferisce Il Giornale “Il Parlamento europeo ha approvato un rapporto di iniziativa parlamentare che invita a scavalcare le attuali norme sul lavoro degli immigrati e spinge per far sì ce l’Ue assicuri a tutti i migranti un lavoro Fisso o part time non importa, l’importante è che sia un lavoro. In barba ai milioni di disoccupati che vivono da anni in Unione Europea e che non hanno lo stesso privilegio dei rifugiati di ottenere un lavoro dalle istituzioni Ue.
Lavoro agli immigrati in Ue
“Integrare i rifugiati – ha detto il deputato Pd, Brando Benifei, che è relatore del provvedimento – nel mercato del lavoro è un passo necessario” per l’integrazione. Riassumendo: loro arrivano qui, sono senza contatti e senza lavoro, rischiano di diventare sbandati e l’Ue allora gli dà un lavoro. Facile. Ma discriminatorio. “È una sfida che comporta la necessità di investire maggiori risorse pubbliche sia da parte degli Stati membri che dell’Unione – dice ancora Bonifei, ripreso da Libero – In particolare chiediamo alla Commissione che il fondo sociale europeo venga portato al 25% del bilancio della politica di coesione”.
In pratica su scala europea si riconoscono privilegi e attenzioni che già furono di Pisapia, nel nome di un’inclusione sociale che esclude i residenti. Ed è sempre una genialata del PD.