Intervista a Frank Cimini

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Milano 1 Luglio – Frank Cimini è uno dei migliori cronisti giudiziari d’Italia. Ex ferroviere, poi praticante al Manifesto, è stato per oltre un quarto di secolo l’inviato del Mattino al Palazzo di Giustizia di Milano. Ha vissuto gli anni ruggenti di Tangentopoli, gli anni del trionfo delle manette e della rivoluzione togata. In pensione dalla fine del 2013, cura un seguitissimo blog, Giustiziami.it, pieno di retroscena su quanto accade nelle austere stanze del Tribunale milanese. Il nome rende bene l’essenza del Cimini pensiero, maturato dopo aver vissuto per decenni a contatto con i magistrati: “Beato chi ha fiducia nella giustizia perché sarà giustiziato”.

E’ stato lui questo fine settimana a scatenare il panico nella magistratura italiana con un articolo dal titolo eloquente: “Storia di corna, membro del Csm simula furto iphone”.

In questi giorni Cimini è a Ginostra. Lo raggiungiamo telefonicamente per un’intervista dopo che il vice presidente del Csm Giovanni Legnini ha diramato un comunicato per smentire quanto riportato nel suo articolo.

Hai visto che caos hai scatenato? Nonostante i grandi giornali abbiano nascosto la notizia, il tuo pezzo ripreso anche da Dagospia è stato uno dei più letti del weekend.  E’ vero o no quanto hai scritto?

Confermo pienamente il fatto storico. Un magistrato membro del Csm, con il cellulare di servizio, ha scritto via whatsapp un messaggio all’amante inviandolo per errore alla moglie. Per tentare di placare la furia della moglie tradita si è inventato la storia che gli era stato rubato il telefonino. E, nel tentativo di dimostrare di essere estraneo al fatto presentava pure una denuncia affermando di aver subito un furto. Gli accertamenti svolti, però, hanno appurato che il cellulare era sempre rimasto nella disponibilità del consigliere togato e mai oggetto di un furto.

 Quando sarebbe avvenuto l’episodio a dir poco “boccaccesco”?

Alcuni mesi fa. E’ coperto dal massimo riserbo anche se risulta essere a conoscenza di un numero non certo piccolo di persone.

Dal punto di vista prettamente giudiziario che provvedimenti hanno preso i colleghi dell’incauto consigliere?

Questo non so dirlo. Non so quali siano le decisioni della procura di Roma. Ma dubito seriamente che possano e vogliano procedere contro di lui.

E perché?

Le carriere dei magistrati dipendono totalmente dal Csm. Il consigliere in questione è un potentissimo presidente di Commissione. Mi spieghi quale pm ha il coraggio di indagarlo? A costo di vedere la sua carriera stroncata per sempre?

Ho capito. Il vice presidente Legnini nel comunicato ha detto che “non risulta pendente alcun procedimento penale” a carico di componenti del Consiglio.

Appunto, non risulta “pendente”. La smentita si limita a escludere attuali procedimenti penali. Non dice se il fatto è successo o meno. Se è stato archiviato oppure se è stato già definito.

Legnini ha scritto anche che questa vicenda ha suscitato “apprensione” e “disagio” in tutto il Csm. E fra le toghe il gossip impazza.

Questo Csm, lo voglio ricordare, fu quello che, al culmine dello scontro che andava avanti da mesi fra Bruti Liberati ed il suo Aggiunto Robledo, annunciò il procedimento disciplinare solo quattro giorni dopo il comunicato con cui l’allora procuratore disse che di lì a poco sarebbe andato in pensione. I magistrati la devono smettere con la favola dell’indipendenza e dell’autonomia. E basta anche con questa farsa dell’obbligatorietà dell’azione penale. Per loro l’impunità è garantita per legge.

Certo, se ciò fosse accaduto ad un politico, che con il telefonino di servizio manda messaggi all’amante e poi simula il furto, come minimo sarebbe stato crocifisso a testa in giù.

Si, sarebbe stato colpito e affondato a colpi di “legalità”.

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