E per prima cosa Sala promise la moschea…

Economia e Politica Milano

Milano 28 Giugno – Ah, Sala, Sala. No, non sei affatto la copia di centrosinistra, il fratello gemello di Parisi “ma con gli occhiali”, come dice di te Maurizio Crozza. Sei piuttosto la clonazione di Giuliano Pisapia, tali e quali, due gocce d’acqua, solo che tu hai i capelli neri.

E la somiglianza tra i due, anzi quasi l’esatta coincidenza, la vedi dalle prima scelte politiche del nuovo sindaco di Milano, in perfetta continuità (o dovremmo dire “imitazione”) con quelle del suo predecessore. Cosa fa, Sala, nemmeno una settimana dopo la sua elezione? Va in visita dal cardinale Scola e a quello promette la pronta costruzione di una moschea a Milano. Ma come, non era stata bocciata la moschea, per problemi tecnici, per questioni giuridiche e per inconcludenza politica? No, si torna alla carica e Beppe Sindaco subito assicura al Cardinalone il suo impegno “affinché il dialogo interreligioso sia portatore di integrazione vera” e “un luogo di culto venga garantito a tutti”. Tradotto, faremo la moschea. Il vescovo di Milano non ha fatto un plissé perché, anzi, lui condivide e da tempo l’idea di realizzare un bel luogo di culto per i musulmani nel cuore del cattolicesimo ambrosiano: il sacro custode della Madunina che si fa primo testimonial per la realizzazione della moschea. Vabbè, succede di tutto e anche questo, in tempi (cattivi) di multiculturalismo “francescano”…

Ora però quello che sorprende è la posizione ancor più barricadera del pur (così almeno veniva presentato all’inizio) moderato sindaco Sala. In realtà, sebbene non sia figlio del mondo arancione e non sia intriso dell’ideologia dell’ “abbracciamo i fratelli rom e musulmani” di vendoliana memoria, Sala ha già fatto di più in quel senso del compagno Pisapia: ha già fatto entrare in Consiglio comunale la prima donna col velo, pur con tutte le parentele scomode da cui è circondata, e da subito ha messo mano al dossier moschea, cercando l’appoggio negli ambienti catto (magari più disposti a interloquire con lui che col “rosso” Pisapia). Mossa tattica intelligente, dal suo punto di vista. Ma inquietante per i moderati borghesi milanesi che lo hanno votato, magari sperando in un profilo meno ideologico…

Ma che Sala sia il doppione, il replicante, l’avatar di Pisapia lo si intuisce anche dalla giunta che ha appena partorito, la cui metà è composta da assessori provenienti dalla passata esperienza amministrativa, dalla Tajani a Majorino, dalla Rozza a Granelli fino a Maran. Sì, gente di esperienzache si è fatta le ossa e già conosce la città e la macchina del Comune, possono obiettare i “saliani”. Ma la loro presenza indica anche la volontà di creare una continuità nelle politiche (decisive, a livello comunale) sulla sicurezza e la mobilità, sulle case popolari e le periferie oltreché sulle tasse, in cui la giunta Pisapia ha dato il peggio di sé (ideologia “verde” dell’area C infruttuosa, proliferazione campi rom e profughi, sgomberi occupanti abusivi diminuiti, balzelli rincarati in modo indecente). Insomma, un condensato di quella “rivoluzione arancione” che doveva cambiare Milano, e infatti l’hacambiata in peggio.

Mancava solo la moschea in quel programma-horror per dire “missione compiuta”, e subito Sala si sta prodigando per realizzarla. E dalle urne venne fuori il mostro a due teste PiSalaPia.

Gianluca Veneziani (L’Intraprendente)

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