E adesso attrezziamoci per il Renxit

Approfondimenti Politica

Milano 26 Giugno – Be’ ora, a Brexit archiviata, iniziamo a darci dentro col Renxit, cioè con la “cacciata” di Renzi. Dalla Terra d’Albione al Belpaese, da un referendum all’altro, dall’uscita della Gb dall’Ue all’uscita del Bomba da Palazzo Chigi, abbiamo qualche mesetto pure noi per celebrare il nostro Indipendence Day.

Certo, le due cose sono imparagonabili per statura e ci sentiamo un po’ di umiliare la grandezza del gesto inglese con le nostre umili faccende interne: da una parte c’era la rivendicazione della libertà di un popolo dalla subordinazione alla tirannia burocratica, dall’altro c’è la decisione se tenerci o meno una riformina sul Senato, spacciata per fine del bicameralismo perfetto, ma che altro non è che creazione di un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci. Si parva licet, dunque. Epperò. Nell’uno come nell’altro caso l’esito del referendum è diventato un test anche sulla tenuta di questo e quel governo e sulla sorte di chi lo rappresenta. Pur non volendo, la Brexit è diventata anche indirettamente un plebiscito su Cameron il quale,  con un gesto che gli fa onore, ne ha tratto le conseguenze e ne ha tratto le dimissioni. Allo stesso modo, il referendum costituzionale – chiamiamolo Senat-out per sintesi – è stato trasformato dallo stesso Renzi in un plebiscito sulla sua persona, in un prova di gradimento sul suo esecutivo e in una legittimazione o meno ad andare avanti. La differenza è che, se Cameron pur avendo detto all’inizio che non si sarebbe dimesso, alla fine ha deciso di dimettersi, l’altro, Renzi, giura da tempo che, in caso di sconfitta, si dimetterà senza se e senza ma. Sennonché ultimamente rumors sempre più insistenti, associati a sondaggi che danno il fronte del No in costante crescita, danno come credibile l’ipotesi che Renzi, anche in quel caso, rimanga comunque al suo ruolo. Magari giustificando il suo gesto di non-dimissioni come una richiesta esplicita da parte del partito. Come una prova di responsabilità. Come un atto dovuto. Come un sacrificio necessario. Che eroe, che combattente, moriva dalla voglia di dimettersi, era lì lì per lasciare la poltrona, ma siccome il Pd tutto gliel’ha chiesto lui ha dovuto rimanere per il bene del Paese. Eh, ce ne fossero di leader coerenti così…

Allora, in vista di questa eventualità non da escludere (la sconfitta al referendum e le non-dimissioni, intendiamo) bisogna iniziare ad attrezzarsi per benino per favorire comunque quell’uscita di scena: non del Senato (ma che rimanga dov’è e com’è, chissenefrega, non moriremo di bicameralismo perfetto), ma di Renzi stesso. Qualche piccolo accorgimento potrebbe aiutarci: prima cosa, puntare tutti i nostri sforzi sul messaggio del “Leave” (sì, presidente del Consiglio, lasci pure quella seggiola su cui è seduto, l’ha riscaldata per un paio d’anni con esiti infruttuosi. Può bastare così); due, far crescere nell’opinione pubblica l’idea che questa è la prima volta che votiamo su Renzi (non l’abbiamo mai fatto, a partire dal giorno in cui lui è stato nominato premier senza passare dal nostro consenso, e stavolta l’occasione è ghiottissima: votarlo per bocciarlo. Ah, che soddisfazione); tre, avere l’opportunità di bocciare, insieme a questa riforma (di cui, come detto, ci cale ben poco), tutte le riforme finora fatte e non fatte, da quella sula lavoro (inutile) a quella sulla scuola (finanche dannosa) a quella sulle unioni civili (figlia di un compromesso che si è trasformato in un disastro, in quanto ha aperto la strada all’arbitrio dei giudici), fino alle misure-contentino degli 80 euro, alla mancata spending review e soprattutto alla mancata sforbiciata sulle tasse. Ecco, di ragioni buone per mandarlo a casa ce ne sarebbero tante.

E il test sul Senato è solo un pretesto, un ritrovo buono per riscoprire il nostro anti-renzismo non ideologico ma fattuale, e uscire da questa Unione Renziana che si chiama Cerchio Magico boschian-verdiniano, di cui noi non ci sentiamo parte e che ci detta l’agenda a nostra insaputa e senza il nostro parere.

Ecco vogliamo uscire fuori, tornare a respirare. Abbiamo una voglia matta di Renxit… E lasciateci per una volta decidere del nostro destino in santa pace, come hanno fatto i cazzuti inglesi, che se ne sono fregati delle pressioni dell’Ue, di Juncker, dei mercati, della finanza e dei burocrati. Al diavolo, noi usciamo. Faremo anche noi lo stesso. E non buttatela sul terrorismo psicologico, su cosa potrebbe accaderci di irreparabile, qualora cadesse il governo Renzi. Tranquilli, faremo a meno del Bomba e sopravvivremo senza di lui, così come gli inglesi se la caveranno alla grande, e forse anche meglio, senza l’Unione europea.

Gianluca Veneziani (L’Intraprendente)

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