Contraddizioni: Sala imbarca Limonta, re degli antagonisti e Colombo, re della legalità forcaiola

Milano Politica

Milano 15 Giugno – Sala imbarca Limonta, il re dei Centri sociali, perché la maglietta del Che non è sufficientemente di sinistra. E Limonta sta lì, come un angelo custode, un passo indietro al nuovo Dio, per dire che il patto con gli antagonisti è stato fatto, per dare visivamente conto di un accordo che sta nei fatti. In barba alle manfrinate di Basilio Rizzo che ufficialmente dice e non dice, non prende una posizione certa, finge una terzietà di parole vuote. Il cavalier servente Limonta che segue come un cagnolino ammaestrato i passi e le piroette di Sala è la conferma del voto di scambio con il mondo dei Centri sociali, senza se e senza ma. Ma Sala imbarca anche Gherardo Colombo, paladino di una legalità forcaiola di recente memoria. “Tempi” osserva “Della vicenda Colombo parla anche Il Foglio  facendo notare che, proprio quando gli fu proposto di candidarsi, l’ex pm di Mani Pulite rifiutò perché, disse, «non mi riconosco nella sola sinistra». Cosa farà questo (possibile? probabile? fantasmagorico?) comitato per la trasparenza e la legalità non è ancora chiaro. Il punto, nota giustamente il Foglio, è il messaggio politico che si vuol mandare e a chi si vuol lisciare il pelo. «Non è detto che un Comitato per la legalità sia essenziale, ma come segnale elettorale il messaggio di Sala arriva diritto all’obiettivo. L’obiettivo sono le svariate sfumature di forcaiolismo di una certa sinistra milanese: quella che Colombo lo voleva sindaco, appunto, che a Mr. Expo ha fatto la guerra ai tempi delle primarie e che ora ha la sua foglia di fico identitaria da votare». E come farà, aggiungiamo noi a legalizzare l’illegale Leoncavallo? Come farà a giustificare le ripetute e impunite illegalità delle occupazioni abusive, dei rave party di cui gli antagonisti vanno tanto fieri?

 Riferisce  “Tempi”:  “Che dice il candidato del centrodestra Stefano Parisi? Pone un problema di metodo: la legalità, ha detto, «deve essere un fattore fisiologico e ordinario nel Comune, non una cosa straordinaria, e deve essere garantita con strumenti ordinari. Non abbiamo bisogno di supermagistrati. Questo vale per il controllo della pubblica amministrazione, di cui mi faccio responsabile in prima persona, ma anche per la legalità diffusa». Come ha fatto notare l’ex sindaco Gabriele Albertini, oggi nella lista Parisi, «in nove anni di governo di Milano abbiamo fatto il triplo degli appalti della giunta Pisapia, senza mai un avviso di garanzia. Seicento aziende sono state estromesse grazie ai patti di integrità che chiunque volesse partecipare a una gara doveva sottoscrivere».

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