Villa Necchi: “Il corpo del vuoto”, installazioni di Pizzigoni

Cultura e spettacolo

Milano 12 Maggio – “IL CORPO DEL VUOTO” – Villa Necchi Campiglio – Via Mozart 14 – dal 12 maggio al 12 giugno. Il FAI – Fondo Ambiente Italiano – ospita da giovedì 12 maggio a domenica 12 giugno  a Villa Necchi Campiglio la mostra “Il corpo del vuoto”, con dodici installazioni site-specific di Davide Pizzigoni che raccontano la sua ricerca artistica, iniziata nel 1995, sul corpo dello spazio vuoto, su ciò che sta tra le cose. Nelle opere di Pizzigoni – architetto, designer, pittore, fotografo e scenografo – la realtà, fatta di cose, viene rovesciata ed è vista come in un negativo fotografico: il vuoto diventa pieno, il pieno semplicemente sparisce, è interessante solo come mezzo rivelatore del vuoto. Il vuoto viene quindi rappresentato attraverso un lavoro sul “limite” che lo definisce. Le installazioni esposte sono state ideate, scelte e realizzate per dialogare con lo spazio e con la vocazione dei luoghi in cui sono collocate. «Ho fatto molti sopralluoghi a Villa Necchi Campiglio – racconta l’artista – prima di decidere la posizione dei lavori, costruendo delle sagome in cartoncino per indagare più a fondo il rapporto tra l’opera e il luogo. Mi interessava mostrare che il vuoto non è un’assenza, un intervallo, ma al contrario ha un corpo, plastico, tridimensionale anzi con una quarta dimensione, quella del tempo necessario a percorrerlo e abitarlo». Le opere in giardino hanno come riferimento la natura e l’architettura esterna dell’edificio. L’elemento unificante è lo specchio, materiale in grado di mostrare un’ulteriore realtà in cui le parti – ovvero le cose e il loro riflesso – si scambiano, per poi unirsi e nuovamente scambiarsi, come in una danza. Ha un valore programmatico la prima opera che si incontra: un tappeto costituito da frammenti di specchio che riflettono la chioma degli alberi e tra i quali affiora il prato. Le installazioni pensate per l’interno si confrontano con gli interventi dell’uomo – ovvero le fratture costituite dalle cose, che interrompono la continuità dello spazio, e dalle aperture, porte e finestre che negano la conclusione dello spazio – e mirano a rendere evidente la presenza fisica del vuoto, come la sua descrizione abbia bisogno di una quarta dimensione, quella del tempo necessario a percorrerlo, attraversarlo, viverlo e condividerlo. A partire dalla struttura senza peso e quasi invisibile appesa nella hall sopra la scultura L’amante morta di Arturo Martini, in grado di intercettare lo sguardo, per continuare con le carte ritagliate disposte senza ordine nell’office che sembrano galleggiare in aria che, guardate girandogli intorno, diventano disegni tridimensionali. Nello spazio espositivo del sottotetto l’opera CHRST con la quale l’artista riproduce, attraverso l’uso di pannelli, il Cristo morto nel sepolcro di Hans Holbein il Giovane, in una sorta di piano sequenza che si sofferma sui frammenti, e infine la “stanza della memoria” con una foto della scenografia creata nel 1995 per Gesualdo allo Staatsoper di Vienna – da cui è partita l’indagine di Davide Pizzigoni sul “corpo del vuoto” – che si specchia con le ultime opere in bianco e nero, oltre a libri, video e documenti che testimoniano un ricerca artistica che dura da oltre 20 anni.

Davide Pizzigoni nasce a Milano e si laurea in Architettura a Roma nel 1984 con una tesi in progettazione.

Nel 1986 è la sua prima personale di pittura, presentazione di Alessandro Mendini.

Nel 1987 inizia la sua collaborazione con Olivetti per manifesti, copertine, litografie, serigrafie, con cui pubblica nel 1990 un libro di disegni sulle città delle Mille e una notte.

Nel 1994 crea scene e costumi per Die Frau Ohne Schatten di Richard Strauss all’Opernhaus di Zurigo con la regia di Cesare Lievi e la direzione musicale di Christoph Von Dohnany, mentre nel 1995 per Gesualdo di Alfred Schnittke allo Staatsoper di Vienna, direzione musicale di Mstislav Rostropovic, prima mondiale.

Dal 1992 al 2007 collabora con Bulgari come autore delle collezioni di accessori.

Dal 1999 al 2003 è curatore e autore di una collana di libri, dedicata alle opere liriche, pubblicati da Abbeville Press ed Electa Mondadori. I titoli pubblicati sono: Il flauto magico, Carmen, Madama Butterfly e Rigoletto.

Dal 2002 al 2005 collabora con il New National Theatre of Tokyo per cui disegna costumi e scene.

L’esperienza del teatro lo spinge, nel 1995, a iniziare una ricerca sullo spazio che prosegue tuttora e che ha come tema La Forma del Vuoto. Questa ricerca è un’indagine sulla dimensione fisica e metafisica del vuoto. Nel 2005, in occasione della Nuit Blanche, presenta a Parigi l’installazione Le souffle du vide aux Arènes de Lutèce. Nel 2012 è autore di Gardiens, una performance site specific, nel Musée de la Chasse et de la Nature di Parigi.

Dal 2008 lavora sul tema dell’invisibile operando su tre direttrici separate: I Guardiani dei musei – gli uomini invisibili nei luoghi dove si va per vedere – Quellichenoncisonopiù – gli uomini invisibili perché non ci sono più – e Il corpo del vuoto – ciò che sta tra le cose.­­

Orari da mercoledì a domenica dalle 10 alle 18

Adulti 10,00€; riduzioni per bambini, iscritti al FAI e studenti

Informazioni: 02 76340121 – www.villanecchicampiglio.it

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