Che futuro per i nostri Ghisa? Parte prima

Milano

Milano 8 Maggio – Antefatto: come forse saprete, la polizia locale ha da sempre compiti di pubblica sicurezza. Non è raro, infatti, vedere i vigili, compiere arresti e perquisizioni. Questa è la diretta conseguenza di una politica che voleva allargare, più o meno a costo zero per le casse dello Stato, la platea degli agenti sul territorio che si occupano di sicurezza. Come ogni decisione in Italia, anche questa si è tramutata in una palude di situazioni intricate, problemi applicativi e incoerenze di sistema. Ne parliamo oggi con Fabrizio Caiazza, agente motociclista e coordinatore della Polizia Locale per la UIL FPL Milano e Lombardia s. Questa intervista sarà divisa in due parti, la prima riguarda il rapporto tra polizia locale, cittadino e altri corpi di pubblica sicurezza, la seconda su multe ed affini.

Partiamo da una provocazione: i vigili devono fare i vigili. Lei è d’accordo?

E’ una frase che non vuol dire assolutamente nulla e che viene usata da alcuni politici, soprattutto durante le campagne elettorali. D’altronde se lei provoca, provoco anche io. Ma che cosa fa un vigile operatore di Polizia Locale? Lo sa lei che alcune norme del codice penale e del codice di procedura penale ci danno piene competenze di polizia giudiziaria? Questo significa che se assistiamo ad una rapina, ad una rissa, ad un borseggio o ad un qualsiasi altro reato abbiamo l’obbligo di intervenire, non perché ci sentiamo “sceriffi” ma perché ce lo impone la legge.

Quando sono iniziate queste crisi di identità?

Non abbiamo alcuna crisi di identità, siamo disponibili a fare la nostra parte per rendere le nostre città più sicure ma pretendiamo dal Governo chiarezza di ruolo e modifiche normative coerenti. Ad esempio è stato recentemente modificato l’art. 54 del Testo Unico Enti Locali attraverso il quale sono stati assegnati compiti di Ordine Pubblico ai Sindaci che per esercitare i loro poteri possono affiancare alle forze dell’ordine, gli operatori di Polizia Locale, ma senza riconoscere a questi ultimi le tutele che giustamente vengono riconosciute alle Polizie ad ordinamento nazionale.

Aspetti, mi sta dicendo che si aspettano che voi facciate i poliziotti senza ricevere le adeguate tutele?

Si, è proprio così. Se un poliziotto, durante il servizio, subisce un grave infortunio o muore, la sua famiglia riceve un trattamento di favore, giustamente. Fino al Governo Monti, tutti i dipendenti pubblici avevano la medesima disciplina. Poi questa sacrosanta disposizione è stata rimossa. Per tutti, ma non per il comparto sicurezza. Di cui, però, noi non facciamo parte. In sostanza, i proiettili che sparano a noi, per lo Stato, fanno meno male. Ma i delinquenti, al contrario dell’ex Sen. Monti, questa differenza non la fanno, e continuano a spararci addosso o a investirci per non farsi fermare. Questo è solo un esempio, ma indica chiaramente la natura del problema.

Quindi non vi fanno essere poliziotti, ma pretendono voi ne occupiate le funzioni, come, ad esempio, quella di polizia di  prossimità…

 Eh già e nell’ultima versione del poliziotto di quartiere, quella di Pisapia e Granelli, eravamo diventati qualcosa di amorfo tra il ridicolo ed il comico. A noi veniva dato incarico di segnalare tutto. Ma proprio tutto. Anche le buche. E noi, con la diligenza e la disciplina che ci ha sempre contraddistinti, lo abbiamo fatto. Purtroppo la Giunta arancione non ha compreso che per risolvere i problemi indicati dai cittadini, bisognava anche potenziare il personale che riempie le buche e che ripristina i segnali stradali distrutti, con l’acquisto dei relativi materiali. Così noi segnalavamo, ma il cittadino non vedeva alcun cambiamento. E se la prendeva con noi. Alla fine, a causa degli attentati terroristici di Parigi e Bruxelles il progetto tanto sbandierato in campagna elettorale cinque anni fa, è stato praticamente azzerato, decretandone il definitivo fallimento.

 

Secondo lei, gli agenti di quartiere cosa invece dovrebbero fare?

 

Un agente di quartiere deve riuscire a conoscere nei particolari il territorio in cui opera, deve parlare coi portinai e con i negozianti. Deve essere una presenza rassicurante e amica alla quale i cittadini possono segnalare traffici strani, piccoli soprusi o violenze domestiche, invece per l’assessore Granelli erano solo coloro i quali a cui chiedere di fare più sanzioni facendogli perdere il ruolo di vicinanza e di confidenza che consente ad un poliziotto di quartiere di fare bene il suo lavoro.

 

Continua…

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