Terrorismo islamico: arresti in Lombardia

Lombardia

Milano 29 Aprile – Un’operazione antiterrorismo è scattata ieri in Lombardia, condotta dalle Digos di Lecco, Varese, Milano nei confronti di 6 estremisti islamici destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Milano per il reato di “Partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale”.

ASPIRANTI ‘FOREIGN FIGHTERS’ – Le indagini, coordinate dalla procura distrettuale di Milano d’intesa con la procura nazionale antimafia e antiterrorismo, hanno documentato l’intenzione di una coppia residente a Lecco Abderrahim Moutaharrik, atleta di kickboxing di 24 anni, e la moglie Salma Bencharki di 26 anni – di raggiungere a breve il teatro di conflitto siro-iracheno, portando con loro i figli di 2 e 4 anni, per unirsi alle milizie image (1)dello Stato Islamico. Alla coppia si sarebbe dovuto unire Abderrahmane Khachia, 33enne residente a Brunello (Varese), fratello del 31enne Oussama Khachia, espulso dall’Italia nel gennaio 2015 con un provvedimento emesso dal Ministro dell’Interno perchè sul suo profilo Facebook aveva espresso posizioni considerate pro Isis. Dopo essere passato dalla Svizzera, il giovane si era recato in Siria dove avrebbe anche avviato un percorso per diventare foreign fighters. Aveva anche scritto un libro ‘Isis, diario di un jihadista-italiano’. Fermo anche perWafa Koraichi, 24 anni, residente a Baveno in provincia di Verbania, sorella di Mohamed Koraichi, partito con la moglie Alice Brignoli e i figli verso la Siria nel 2015.

LA FAMIGLIA DI BULCIAGO – Gli aspiranti combattenti Moutahrrik e Bencharki erano in contatto con arresti terrorismoun’altra coppia di coniugi già residente in provincia di Lecco, Alice Brignoli e il marito Mohamed Koraichi, partiti verso la regione siro-irachena nel febbraio 2015, anch’essi raggiunti dall’odierno provvedimento cautelare (ma latitanti). La vicenda di Alice Brignoli era diventata nota alle cronache dopo che la madre della ragazza ne aveva denunciato prima la sparizione assieme ai tre figli maschi piccoli e poi l’arruolamento nelle milizie dell’Isis. Stando alle testimonianze raccolte dagli inquirenti, Alice Brignoli si era convertita otto anni fa all’Islam scegliendo il nome della sposa bambina di Maometto, Aisha. A 31 anni aveva conosciuto Mohamed Koraichi, arrivato dal Marocco, che aveva 23 anni e lavorava comesaldatore a Bulciago. Figlio di una famiglia che non aveva mai frequentato le moschee, Mohamed si era fidanzato con Aisha e i due avevano cominciato a vivere seguendo i principi più radicali del Corano. Si erano poi uniti in matrimonio con rito civile nel municipio del loro paese. Con la nascita del secondogenito, si erano allontanati sempre di più dalle famiglie ritenute ‘infedeli’. Nel maggio scorso la mamma della ragazza, Fabienne Schirru, proprietaria di un centro di pratiche olistiche a Carate Brianza, aveva denunciato ai carabinieri la scomparsa della figlia, di Mohamed e dei tre bambini, nella speranza che il Tribunale togliesse i suoi nipoti ai genitori da lei ritenuti dei “pazzi furiosi”. Prima di partire, Aisha aveva lasciato un bigliettino nella sua abitazione in cui chiedeva di non essere cercata.

ATTENTATI IN ITALIA – Dalle intercettazioni dell’inchiesta che ha portato all’operazione antiterrorismo congiunta Ros-Digos emerge che il marocchino scomparso da Bulciago, Mohamed Koraichi, parlava con Abderrahim Moutaharrik di attentati da compiere in Italia. Per quanto riguarda possibili attentati c’era “un’attenzione particolare alla città di Roma”. Lo hanno detto gli inquirenti nel corso della conferenza stampa a Milano. Roma perché, secondo gli arrestati, la città per il Giubileo è sede di pellegrinaggio ed è il luogo in cui i pellegrini trovano la forza di combattere gli islamici. Dalle zone di guerra siriano-irachene sarebbe arrivata “la richiesta di effettuare attentati sul territorio italiano, un’indicazione non generica ma specifica che ci risulta da messaggi che abbiamo intercettato”. Il pm Maurizio Romanelli parla esplicitamente di un “salto di qualita’” nel parlare esplicitamente di attentati in Italia. “Non si tratta di un generico proclama, ma di un messaggio individualizzato”. Dalla Siria il latitante avrebbe detto “bisogna agire con qualunque mezzo in qualunque luogo” ma parlava comunque di “colpire nello Stato Italiano” con riferimento alla “cristianità” e quindi molto probabilmente in occasione del giubileo. “Caro fratello Abderrahim, ti mando (…) il poema bomba (…) ascolta lo sceicco e colpisci”. È questo il contenuto di una registrazione mandata via WhatsApp a Moutaharrik. Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip di Milano Manuela Cannavale scrive che sono “di elevatissimo allarme i ripetuti riferimenti all’Italia come luogo di prossimi ed imminenti attentati, atteso che in tale paese non è ancora stato fatto nulla, sebbene sia il paese dei crociati”. Tutti gli indagati, sottolinea il giudice, “sono o cittadini italiani o soggetti che hanno stabilmente vissuto in Italia per molti anni e che sono da tempo titolari di un permesso di soggiorno”, inoltre, “conoscono molto bene l’italiano e parti delle conversazioni sono in italiano”. Uno dei mezzi di comunicazioni più utilizzati tra loro, hanno spiegato gli inquirenti in conferenza stampa, sono gli audio registrati che si spedivano via Whatsapp.

AMBASCIATA DI ISRAELE E IL VATICANO – “Voglio picchiare Israele a Roma”. Lo diceva, intercettato, lo scorso 6 febbraio, Abderrahim Moutaharrik, arrestato nel blitz antiterrorismo, parlando con Abderrahmane Khachia, anche lui finito in carcere. Nell’intercettazione, in particolare, si legge nell’ordinanza, Moutaharrik fa riferimento “a un suo disegno per compiere un attentato all’Ambasciata di Israele” chiarendo “di avere contattato un soggetto albanese per procurarsi le armi, non riuscendo nell’intento”.  “Per questi nemici giuro, se riesco a mettere la mia famiglia in salvo, giuro sarò io il primo adattaccarli (…) in questa Italia crociata, il primo ad attaccarla, giuro, giuro che l’attacco, nel Vaticano con la volontà di Dio». È un audio inviato lo scorso 25 marzo da Abderrahim Moutaharrik a Mohamed Koraichi. “L’unica richiesta che ti chiedo – dice Moutaharrik – è la famiglia, tu sai voglio almeno che i miei figli crescano un pò nel paese del califfato dell’Islam“.

I BAMBINI JIHADISTI SU WHATSAPP – I figli di Mohamed Koraichi, partito da Bulciago per la Siria, e il figlio di Oussama Khachia in una fotografia su Whatsapp vengono immortalati mentre inneggiano al martirio col dito puntato verso il Paradiso. La foto è quella del profilo Whatsapp di Koraichi. “E’ un’immagine che ci preoccupa – ha detto il generale Giuseppe Governale, comandate dei Ros – perché questi bambini così indottrinati potrebbero essere domani i protagonisti del terrore. Quello che inquieta è l’immagine di 4 bambini in tuta da combattimento, una sorta di ‘cantera’, mutuando un termine calcistico, che allarma”. (Il Giorno)

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